CLXIV.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Tu mi scrivi che avete trovato da far certa compagnia con un del Palagio e altri, e che io me ne informi. Io non conosco e non ò modo nessuno da 'nformarmi di simil cosa; ma perchè oggi non c'è se non fraude, e non si può fidar di persona, vi consiglio che andiate adagio, e massimo non vi mancando il pane; e nell'andare adagio si scuopre di molte cose, e massimo che chi apre una bottega d'un'arte che e' non vi sia dentro valente, rovina presto: e non bisognia pensar di potersi più rifare in questi tempi.

Delle terre de' Corboli, io n'ò vari avisi; e perchè io per la lunga sperienza son sospettoso, io l'ò licenziate, acciò che in mia vechieza io non entri in qualche briga, e dopo me vi lasci altri: però non vi attender più.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.

(Di mano di Lionardo.)

1545, di Roma. Riceuta addì 11 di marzo: de' dì 6 detto.

Museo Britannico. Di Roma, 29 d'aprile (1546).

CLXV.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.