Datela bene Ser Olivieri.

(Di mano di Lionardo.)

Di Roma, 1546. Riceuta addì 20 di novembre: de' dì 13 detto.

Archivio Buonarroti. Di Roma, (4 di dicembre 1546).

CLXXI.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ò ricevuto sedici marzolini, e quattro iuli pagato al mulattiere. Tu debbi aver ricevuta la lettera che ti scrissi del comperare una casa onorevole, e ora, mentre che scrivo, m'è stata portata una tua della ricevuta di detta, dove mi di' che anderai a vicitare Michele e la Francesca e farai l'ambasciata: e racomandami a loro. Circa il comperare la casa, io vi raffermo il medesimo, cioè che cerchiate di comperare una casa che sia onorevole, di mille cinquecento o dumila scudi e che sia nel Quartier nostro,[180] se si può; e io, súbito che àrete trovato cosa al proposito, farò pagare costà i danari. Io dico questo, perchè una casa onorevole nella città fa onore assai, perchè si vede più che non fanno le possessione, e perchè noi siàn pure cittadini discesi di nobilissima stirpe. Mi son sempre ingegniato di risucitar la casa nostra, ma non ò avuto frategli da ciò. Però ingegniatevi di fare quello che io vi scrivo, e che Gismondo torni abitare in Firenze, acciò che con tanta mia vergognia non si dica più qua, che io ò un fratello che a Settigniano va dietro a' buoi: e quando àrete compera la casa, ancora si comperrà dell'altre cose.

Un dì che io abi tempo, v'aviserò dell'origine nostra e donde venimo e quando a Firenze,[181] che forse nol sapete voi; però non si vuol tôrsi quello che Dio ci à dato.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.

(D'altra mano.)