Lionardo. — Io mando cinque cento cinquanta scudi d'oro in oro, che così ò conti qui a messer Bartolomeo Bettini. Tu ài andare per essi a' Salviati, come dice la poliza che sarà in questa. Farete la quitanza che stia bene, ciò è per tanti che n'à ricievuti qui di contanti detto messer Bartolomeo in Roma; e màndamene la copia. I detti cinque cento scudi io ve gli mando per conto di quegli che mancheranno a mille che vi mandai per la compera della casa; e di quello che ancora mancherà per detta compera, ve gli manderò quando me n'aviserete. De' cinquanta scudi dànne quattro o sei a quella donna, di chi mi mandasti una lettera per la ultima tua, se ti pare; del resto, per insino in cinquanta, quando mi manderai la ricevuta, io t'aviserò quello voglio che se ne facci. A dì sei d'agosto 1547.

Michelagniolo in Roma.

Museo Britannico. Di Roma, ( d'agosto 1547).

CLXXXVII.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ò per la tua la ricievuta de' cinque cento cinquanta scudi d'oro in oro, com'io contai qua al Bettino. Tu mi scrivi che ne darai quattro a quella donna per l'amor de Dio: che mi piace: el resto per insino in cinquanta ancora voglio che si dieno per l'amore di Dio, parte per l'anima di Buonarroto tuo padre e parte per la mia. Però vedi d'intendere di qualche cittadino bisognioso che abbi fanciulle o da maritare o da mettere in munistero, e dàgniene, ma secretamente, e abi cura di non essere gabbato, e fàttene far ricievuta e màndamela, perchè io parlo de' cittadini e che io so che a' bisogni si vergogniono andare mendicando. Circa il tôr moglie, io ti dico che non ti posso dare[192] più una che un'altra, perchè è tanto che io non fui costà, che io non posso sapere in che condizione vi sieno i cittadini: però bisognia vi pensiate da voi: e quando àrete trovato cosa che vi piacia, àrò ben caro averne aviso.

Tu mi mandasti un braccio d'ottone, come se io fussi muratore o legnaiuolo che l'abbi a portare meco. Mi vergogniai d'averlo in casa e dèttilo via.

La Francesca mi scrive che non è ben sana e che à quattro figluoli e che è in molti afanni del none esser ben sana. Me ne sa male assai: dell'altre cose, io non credo che gli manchi niente. Circa gli afanni, io credo averne molti più di lei e òvi aggunto la vechiezza e non ò tempo da intrattenere parenti: però confortala a pazienzia da mia parte e racomandami al Guicciardino.

De' danari che io v'ò mandati, vi consiglio a spendergli in qualche cosa buona o possessione o altro, perchè è gran pericolo a tenergli, e massimo oggi. Però fate di dormire con gli ochi aperti.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.