Museo Britannico. Di Roma, ( d'agosto 1548).

CCIV.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — L'ultima tua lettera per non la potere nè sapere leggere, io la gittai in sul fuoco: però io non te ne posso risponder niente. Io t'ò scritto più volte, che ogni volta che io ò una tua lettera, che e' mi vien la febre, inanzi che io impari a leggierla. Però io ti dico, che da qui inanzi tu non mi scriva più, e se tu ài da farmi intender niente, togli uno che sappi scrivere, che io ò il capo a altro che stare a spasimare intorno alle tua lettere. Messer Giovan Francesco mi scrive che tu vorresti venire a Roma per qualche dì: io me ne son maravigliato, perchè avendo tu fatto la compagnia, come m'ài scritto, che tu ti possa partire. Però abbi cura di non gittare via i danari che io v'ò mandati: e similmente ancor Gismondo ne debbe aver cura, perchè chi non gli à guadagniati, non gli conoscie; e questo si vede per isperienza, che la maggior parte di quegli che nascono in richezza, la gitton via e muoion rovinati. Sichè apri gli ochi e pensa e conosci in che miserie e fatiche vivo io, sendo vechio come sono. A questi dì un cittadin fiorentino m'è venuto a parlare d'una fanciulla de' Ginori, della quale mi dice che n'è stato parlato costà a te, e che la ti piace. Io non credo che e' sia vero, e anche non te ne so consigliare, perchè no' n'ò notizia. Ma non mi piace già che tu tôgga per donna una, che se 'l padre avessi da dargli dota conveniente, non te la darebbe. Vorrei che chi ti vuol dar moglie, pensassi di darla a te, non alla roba tua. A me pare che gli abbi a venir da te il non cercar gran dota al tôr moglie, e non da altri volèrtela dare, perchè la non à dota. Però tu ài solo a desiderare la sanità dell'anima e del corpo a la nobiltà del sangue; e de' costumi e che parenti ell'à: che importa assai.

Altro non ò che dire. Racomandami a messer Giovan Francesco.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 15 di settembre 1548.

CCV.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — E' non m'acade scriverti per questa per altro, che per far coverta a una risposta di una di Guliano Bugiardini: però dàgniene; e se non lo conosci, fàttelo insegniar da messer Giovan Francesco. Sono stato un poco di mala voglia per non potere orinare, pure ora sto assai bene. Avisami come la fai circa la bottega, e se uomo che venga di qua ti parlassi di niente da mia parte, non creder se non ne vedi mia lettere. Adì quindici di settembre 1548.