Lionardo. — Circa il podere da Monte Spertoli, avendo a pagare più che non vale, quattro cento scudi, mi par cosa disonesta. Dubito che e' non paia che voi n'abbiate troppa voglia e che voi non siate fatti saltare. Io non credo che sievi chi lo comperre' tanti scudi più che e' non vale. In cinquanta o cento scudi non è da guardare: pure io la rimetto in voi, se vi par di tôrlo, toglietelo, che ciò che voi farete, sarà ben fatto. La procura io non l'ò potuta fare, ma intendo sì male le tua lettere che mi fanno ogni volta venire la febbre a leggierle. Vedrò di farla in quest'altra settimana, se intendo come. Io ò avuto il trebbiano: il fardelletto di che mi scrivi, non è ancora venuto. Del mio male io ne sto assai bene, a rispetto a quel che sono stato. Io ò beuto circa dua mesi sera e mattina d'una aqqua d'una fontana che è quaranta miglia presso a Roma, la quale rompe la pietra: e questa à rotto la mia e fàttomene orinar gran parte. Bisògniamene fare amunizione[211] in casa e non bere nè cucinar con altra, e tenere altra vita che non soglio.[212]
Museo Britannico. Di Roma, (15 di giugno 1549).
CCXXV.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ebbi il ruotolo della rascia: parmi che sia molto bella: ma era meglio che tu l'avessi data per l'amor di Dio a qualche povera persona. Circa al contratto di che mi scrivi, io dico che l'Uficio de' popilli suole essere un male uficio: però bisognia aprir gli ochi, e sare' buono farlo volgare, acciò che ogn'uomo l'intendessi. E' danari che io t'ò fatti pagare dal Bettino, credetti gli avessi costà súbito; e io credo che e' sieno ancora qua, in modo che la ricolta che tu mi scrivesti di quest'anno non s'àrà. Del podere di Monte Spertoli ti scrissi a bastanza. Quattro cento scudi di più che e' non vale, sarebbe un altro podere. Però mi pare d'andare adagio. La procura che mi chiedi sarà in questa.
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
Museo Britannico. Di Roma, (12 di luglio 1549).
CCXXVI.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Le terre di che mi scrivi che sono in Chianti apresso apresso[213] c'avete comperato, mi pare da tôrle a ogni modo, quando vi sia buon sodo per dugento cinquanta scudi: che come mi scrivi della copia del contratto e d'altri conti, a me basta che le cose sien fatte fedelmente e che le stien bene: non mi curo d'altro: e avisate di quel che bisognia. Non ò tempo da scrivere altrimenti.