(Di mano di Lionardo.)
1551, di Roma, a dì 27 di magio: de' dì 22 decto.
Archivio Buonarroti. Di Roma, 28 di giugno 1551.
CCXLVI.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ebbi, oggi fa otto dì, una soma di trebbiano, cioè quaranta 4 fiaschi; ònne presentato a più amici: è stato tenuto il meglio che quest'anno sia venuto a Roma. Ti ringrazio, nè altro ò che dir circa questo.
Della cosa de' Nasi tu mi scrivi che non ài ancora avuto risposta da Andrea Quaratesi: io non credo che per simil cose sia da fondarsi molto ne' casi sua; e 'l tempo con questo aspettare passa e non ritorna. A me pare, quand'e' si truovassi una fanciulla nobile, bene allevata e buona e poverissima; che questa sarebbe, per istare in pace, molto a proposito; tôrla senza dota per l'amore di Dio; e credo che in Firenze si truovi simil cose: e questo a me piacerebbe molto, acciò che tu non ti obrigassi a pompe e a pazzie, e che tu fussi ventura a altri, come altri è stato a te: ma tu ti truovi rico, e non sai come. Non mi vo' distender più a narrarti la miseria in che io trovai la casa nostra, quand'io cominciai aiutarla; che non basterebbe un libro; e mai ò trovato se non ingratitudine: però fa di riconoscer da Dio il grado in che tu se', e non andar drieto a pompe e a pazzie.
A dì 28 di gugnio 1551.
Michelagniolo in Roma.
(Di mano di Lionardo.)