A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ti mando pel procaccio i dua anelli, cioè uno diamante e uno rubino, e màndogli in una scatoletta amagliata, come mi scrivesti. Al procaccio darai tre iuli pel porto, e tre iuli gli ò promessi, se mi porta la ricievuta; però fàgniene; e àrò caro che detti anegli gli facci vedere, e m'avisi di quello che sono stimati. Altro non m'acade.
A dì 22 di luglio 1553.
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
(Dietro sotto l'indirizzo è parimente di mano di Michelangelo.)
tre iuli ài a dare pel porto al procaccio.
Museo Britannico. Di Roma, 5 d'agosto 1553.
CCLXVI.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ebbi le camice, cioè otto camice: sono una cosa bella e massimo la tela: l'ò care assai. Ma pure ò per male che le togliate a voi, perchè a me non manca. Ringrazia la Cassandra da mia parte e fagli oferte di ciò che io posso qua, delle cose di Roma o d'altro, che io non sono per mancarli. Ò avuta la ricievuta de' dua anelli e quello che sono stati stimati: l'ò caro, perchè son certo non essere stato ingannato: e benchè io abbi mandato picola cosa, un'altra volta superiréno in qualche altra cosa che e' l'abbi fantasia, secondo che tu m'aviserai. Altro non m'acade circa questo. Fa' di vivere e sta' in pace.