A Lodovico di Lionardo di Buonarrota Simoni in Firenze.
Padre carissimo. Io andai martedì a parlare al Papa: il perchè v'aviserò più per agio: basta che mercoledì mattina io vi ritornai, e lui mi fece pagare quatro ciento ducati d'oro di Camera, de' quali ne mando costà trecento d'oro largi, e per trecento ducati d'oro largi ne do qua agli Altoviti che costà sien pagati a voi dagli Strozi. Però fate le quitanze che stien bene e portategli allo Spedalingo e fategli aconciare come gli altri, e ramentategli el podere: e se lui vi dà parole, ingiegniatevi comperare da altri, quando veggiate essere sicuro, e per insino a mille quatro ciento ducati vi do licenzia gli possiate spendere. Menate con voi Buonarroto, e pregate lo Spedalingo che ci voglia servire. Fate il possibile comperare da lui, perchè è più sicuro.
Io vi scrissi che le mie cose o disegni o altro non fussino toche da nessuno. Non me ne avete risposto niente. Par che voi non legiate le mie lettere. Non altro. Pregate Idio che io abi onore qua e che io contenti el Papa, perchè spero se lo contento, arèno qualche bene da lui: e ancora pregate Dio per lui.
Vostro Michelagniolo scultore in Roma.
Museo Britannico. Di Roma, 11 d'ottobre (1510).
XXIV.
A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze.
Carissimo padre. Io vi mandai sabato trecento ducati d'oro largi per gli Altoviti, che costà vi fussino pagati dagli Strozzi, e così credo gli àrete ricievuti e fatto quanto vi scrissi. Però n'avisate, e avisatemi quello che fa lo Spedalingo, se e' vi dà parole. Non altro. Non ho tempo da scrivere. Pregovi m'avisiate di qualcosa, che qua si dice molte favole.
A dì undici d'ottobre.
Vostro Michelagniolo scultore in Roma.