Lionardo. — I' ò ricievuto le camicie con tutte l'altre cose che dice la lettera. Ringrazia la Cassandra da mia parte, come saperrai fare.

I' ò avuto dua lettere che molto caldamente mi priegano ch'i' torni a Firenze. Io credo che tu non sappia, che circa quattro mesi fa, per mezzo del cardinale di Carpi, che è de' deputati della fabrica di Santo Pietro, io ebbi licenzia dal Duca di Firenze di seguitare in Roma la fabbrica di Santo Pietro; in modo che ne ringraziai Dio e ébine grandissimo piacere. Ora quello che tu mi scrivi sì caldamente, come è detto, non so se s'è pel desiderio che tu ài ch'io torni, o se pur la cosa sta altrimenti; però ciarisci un poco meglio, perchè ogni cosa mi dà passione e noia.

Òtti per buon rispetto a fare intendere, come i Fiorentini voglion fare qua una gran fabrica, cioè la lor chiesa, e tutti d'acordo m'ànno fatto e fanno forza ch'io ci attenda. Ò risposto che son qua a stanza del Duca per le cose di Santo (Pietro), e che senza sua licenzia non son per aver niente da me.

A dì quindici di gugnio[265] 1559.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.


Lo scrivere m'è di grandissima noia alla mana, alla vista, e alla memoria. Così fa la vechiezza!

(Di mano di Lionardo.)

Riceuta adì 29 di luglio: de' dì 15 detto.

Museo Britannico. Di Roma, ( di dicembre 1559).