Lionardo. — Io vorrei che tu cercassi fra le scritture di Lodovico nostro padre, se vi fussi la copia d'un contratto in forma Camera, fatto per conto di certe figure ch'i' promessi seguitare per papa Pio Secondo,[271] dopo de la morte sua; e perchè detta opera, per certe differenze restò sospessa circa cinquant'anni sono, e perchè io son vechio, vorrei aconciar detta cosa, a ciò che dopo me ingustamente non fussi dato noia a voi. Parmi ricordare che 'l notaio che fece in Vescovado detto contratto, si chiamassi Ser Donato Ciampelli. Èmi detto che tutte le sua scritture restassino a Ser Lorenzo Violi; però non trovando in casa detta copia, si potrebbe intendere dal figliolo di detto Ser Lorenzo e se l'à e che vi si trovassi detto contratto in forma Camera, non guardare in spesa nessuna averne una copia.
A dì venti di settembre 1561.
Io Michelangiolo Buonarroti.
(Di mano di Lionardo.)
1561, di Roma, addì 25 di settembre: del 20 detto.
Archivio Buonarroti. Di Roma, 30 di novembre (1561).
CCCXXXII.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — I' ò avuto dua delle tua lettere e una d'Antonio Maria Picoluomini e un contratto. Io non ti posso dire altro, perche l'Arcivescovo di Siena,[272] sua grazia, s'è messo a volere aconciare questa cosa, e perchè è uomo da bene e valente, credo ch'àrà buon fine; e quello che seguirà, t'aviserò. Non altro.
Di Roma, a dì ultimo di novembre.