Ser Giovan Francesco mio carissimo. — Perchè il primo sarto, come sapete, non può attendere, e essendo quest'ultimo che io ò preso vostro amico, vi prego mi raccomandiate a lui e gli diciate, non facci domenica che viene, come la passata, che non mi volse mai vedere quel giubbone in dosso: che forse l'àrebbe raconcio in modo mi starebbe bene; perchè questi pochi dì ch'io l'ò portato, m'à stretto molto forte e massimo nel petto. Non so se me l'avessi guasto per rubarne: benchè a me pare pure omo da fidarsene. Ora questo è fatto: per quest'altre cose, vi prego gli rammentiate un poco el caso mio, e che abi gli ochi seco quando un'altra volta mi coglie più misure; che io non vorrei avere a mutar più botteghe. Piglio sicurtà in voi. A riservire.

A ore venti tre e ogn'una mi pare un anno.

Vostro fedelissimo scultore
in Via Mozza presso al canto alla[321]

Archivio Buonarroti. Di Firenze, (del luglio 1523).

CCCLXXVIII.

Al mio caro amico Bartolomeo Angelini in Roma.

Bartolomeo amico carissimo. — I' ò ricevuto in una vostra una del Cardinale:[322] di che mi son maravigliato, che per sì piccola cosa abbiate fatto scrivere, e tanto in fretta: alla quale non risponderò altrimenti, perchè non posso resoluto, come vorrei. A voi rispondo il medesimo che per l'altra, cioè come sono desideroso di servire suo Signoria Reverendissima, e ingegnierommene quanto potrò e più presto che potrò.

Io ò grande obrigo, e son vechio e mal disposto; che se io lavoro un dì, bisognia che io me ne posi quatro; però io non mi fido promettere di me molto resoluto. Ingegnierommi di servire a ogni modo, e dimostrarvi che io conosco l'amore che mi portate.

Altro non acade. Son sempre vostro. Racomandatemi a Sebastiano Veniziano.

Vostro Michelagniolo scultore in Firenze.