(A messer Giovan Francesco Fattucci in Roma).

Messere Giovan Francesco. — Piero Gondi m'à mostro una vostra lettera che è per risposta d'una sua scrisse a voi più dì fa: e per quella intendo vorresti sapere da chi io sono stato richiesto, come v'à scritto Piero, che v'à scritto il vero. Però sono stato richiesto da più persone, ma di quelli a chi s'apartiene, Lorenzo Morelli è uno di quelli che à voluto intendere l'animo mio in questo modo. Francesco da Sangallo venne a me e dissemi, che Lorenzo detto àrebbe avuto caro d'intendere se io ero per servirgli, quando lui ne facessi impresa: io risposi che visto la benevolenzia loro e di tutto el popolo, che io non gli potevo rimeritargli, se non col farla e farla in dono, come già fu' obrigato, quando al Papa piacessi; al quale send'io obrigato, non posso fare altro che le cose sua, sanza sua licenza. Messer Luigi Della Stufa m'à ancora lui più volte ricerco del medesimo: e ò fatta la medesima risposta. Non ò mai poi parlato altrimenti, nè n'àrei parlato prima; ma sendo domandato, m'è stato forza rispondere. Ancora a questi dì, di nuovo certi m'ànno ditto che gli Operai ànno avuto a dire, che non darebbe lor noia aspettare dua o tre anni, tanto che io avessi servito el Papa, perch'io la facessi.[360]

Archivio Buonarroti. Di Firenze, (dell'aprile 1526).

CDII.

(A messer Giovan Francesco Fattucci in Roma).

Messere Giovan Francesco. — Di questa settimana che viene, farò coprire le figure di Sagrestia che vi sono bozzate, perchè io voglio lasciare la Sagrestia libera a questi scarpellini de' marmi, perchè io voglio che comincino a murare l'altra sepultura a riscontro di quella che è murata; che è squadrata tutta, o poco manca. E in questo tempo che e' la mureranno, pensavo si facessi la vôlta, e credevo io che con gente assai la si facessi in dua o in tre mesi: non me ne intendo. Passata questa settimana che viene, Nostro Signore potrà a sua posta mandare maestro Giovanni Da Udine se gli pare che la si facci ora, perchè sarò a ordine.

Del ricetto, di questa settimana si è murato quattro colonne e una n'era murata prima. Terranno un poco adietro e' tabernacoli: pure in quattro mesi da oggi, credo sarà fornito. El palco si comincierebbe ora, ma tigli non sono ancora buoni; solleciterèno che e' si secchino el più che si potrà.

Io lavoro el più che io posso, e in fra quindici dì farò cominciare l'altro Capitano: poi mi resterà di cose d'importanza, solo e' quattro Fiumi. Le quattro figure in su cassoni, le quattro figure in terra che sono e' Fiumi, e dua Capitani e la Nostra Donna che va nella sepultura di testa, sono le figure che io vorrei fare di mia mano: e di queste n'è cominciate sei: e bastami l'animo di farle in tempo conveniente e parte far fare ancora l'altre che non importano tanto. Altro non acade: racomandatemi a Giovanni Spina, e pregatelo che scriva un poco al Figiovanni, e preghilo che non ci togga e' carradori per mandargli a Pescia, perchè noi resteremo senza pietre: e ancora che non ci incanti gli scarpellini, per farsegli benivoli con dir loro: «Costoro ànno poca discrezione di voi, or che le notte sono dua ore, a farvi lavorare insino a sera.»

Abbiàno fatica con cent'occhi di farne lavorare uno, e anco quell'uno c'è guasto da chi è sviscierato. Pazienza! Non voglia Iddio che e' dispiaccia a me, quello che non dispiace a lui.

Archivio Buonarroti. Di Firenze, 1 di novembre 1526.