Messer Giovanbatista, patron mio caro. — All'ultimo di questo mese finiscono i quatro mesi che io giunsi a Firenze per conto del Papa: e 'l primo de' detti quatro mesi voi mi portasti la provigione; io non la volsi, e dissivi che voi me la serbassi. Voi mi rispondesti se avevi a scrivere al Papa, che io l'avessi avuto: vi dissi, che voi scrivessi il vero: dipoi mi mostrasti una lettera del Papa, che diceva che voi non guardassi alle mia parole e che voi me la déssi. Ora io vorrei fare più danari che io posso per isbrigar più presto la cosa mia di Roma; e domandassera àrò finiti dua modelli picoli che io fo pel Tribolo, e martedì vo' partire a ogni modo. Però la provigione vi dissi mi serbassi, vi prego me la diate; cioè me la diate di dua mesi; e gli altri dua mesi donerò al Papa. Faretemi grandissimo piacere, restandovi sempre ubrigato.

Addì 15 d'ottobre 1533.

Vostro Michelagniolo in casa i Macciagnini in Firenze.[379]

Archivio Buonarroti. Di Firenze, ( di dicembre 1533).

CDXX.

A Febo (di Poggio?).

Febo. — Benchè voi mi portiate odio grandissimo; non so perchè; non credo già per l'amore che io porto a voi, ma per le parole d'altri, le quale non doverresti credere, avendomi provato; non posso però fare che io non vi scriva questo. Io parto domattina, e vo a Pescia a trovare il cardinale di Cesis e messer Baldassarre:[380] andrò con loro insino a Pisa; dipoi a Roma:[381] e non tornerò più di qua: e fòvi intendere, che mentre ch'i' vivo, dovunche io sarò, sempre sarò al servizio vostro con fede e con amore, quanto nessuno altro amico che abbiate al mondo.

Prego Iddio perchè v'apra gli ochi per un altro verso, acciò che voi conosciate che chi desidera il vostro bene più che la salute sua, sa amare e non odiare come nemico.

Raccolta di B. Pino. Di Roma, (del settembre 1537).

CDXXI.