(A messer Pietro Aretino in Venezia).[382]
Magnifico messer Pietro, mio signore e fratello. — Nel ricever della vostra lettera ho avuto allegrezza e dolore insieme; sonmi molto allegrato per venire da voi, che siete unico di virtù al mondo: et anco mi sono assai doluto, perciò che avendo compìta gran parte della istoria, non posso mettere in opera la vostra immaginazione, la quale è sì fatta, che se 'l dì del Giudizio fosse stato, et voi l'aveste veduto in presenzia, le parole vostre non lo figurerebbono meglio. Or per rispondere allo scrivere di me, dico che non solo l'ò caro, ma vi supplico a farlo; da che i Re e gli Imperatori hanno per somma grazia, che la vostra penna gli nomini. In questo mezzo, se io ho cosa alcuna che vi sia a grado, ve la offerisco con tutto il cuore. Et per ultimo, il vostro non voler capitare a Roma non rompa, per conto del veder la pittura che io faccia, la sua deliberazione, perchè sarebbe pur troppo. Et mi raccomando.
Michel'Agnolo Buonaroti.
Biblioteca Nazionale in Firenze. Di Roma, 20 di gennaio 1542.
CDXXII.
(A messer Niccolò Martelli in Firenze).[383]
Messer Niccolò. — I' ò da messer Vincenzo Perini una vostra lettera con dua sonetti et uno madrigale. La lettera e 'l sonetto diritti a me sono cosa mirabile, tal che nessuno potrebbe essere tanto ben gastigato, che in lor trovassi cosa da gastigare. Vero è che mi dànno tante lodi, che se io avessi il paradiso in seno, molte manco sarebbono a bastanza. Veggo vi siate immaginato ch'io sia quello che Dio 'l volessi ch'io fussi. Io sono un povero uomo e di poco valore, che mi vo afaticando in quell'arte che Dio m'à data, per alungare la vita mia il più ch'io posso; et così com'io sono, son servitore vostro et di tutta la casa de' Martelli; et della lettera et de' sonetti vi ringrazio, ma non quanto sono ubbrigato, perchè non aggiungo a sì alta cortesia. Son sempre vostro. Di Roma alli XX di gennaio l'anno XLII.
Michelagniolo Buonarroti.
Archivio Buonarroti. Di Roma, (1542).