(A messer Luigi del Riccio in Roma).
Questo[384] mandai più tempo fa a Firenze. Ora perchè l'ò rifatto più al proposito, ve lo mando, acciò che piacendovi lo diate al foco, cioè a quello che m'arde. Ancora vorrei un'altra grazia da voi, e questa è che mi cavassi d'una certa ambiguità in che io son rimasto stanotte, che salutando l'idolo nostro in sognio, mi parve che ridendo mi minacciassi; e io non sappiendo a qual delle dua cose m'abbia a tenere, vi prego lo intendiate da lui, e domenica riveggiendoci, me ne ragguagliate.
Vostro con infiniti obbrighi e sempre
Se vi piace, fatelo scriver bene e datelo a quelle corde che legan gli uomini senza discrezione, e racomandatemi a messer Donato.[385]
Archivio Buonarroti. Di Roma, (1542).
CDXXIV.
A messer Luigi del Riccio, amico carissimo.
Messer Luigi. — Io vi mando un sacco di carte scritte, acciò che vostra Signoria vegga quale è quella che s'à a mandare al Cortese, e quella che è dessa, prego dica a Urbino che la facci copiare e che l'aspetti e paghi, e dipoi la porti al detto Cortese: e non possendo oggi vostra Signoria attendere a ciò, Urbino mi riporti dette scritte, e rimanderovele un'altra volta quando sarà tempo.
Ancora prego vostra Signoria mi mandi la mia poliza e quella del Perino overo di Pierino, e ancora quel sonetto che io vi mandai, acciò che io lo racconci e faccigli dua ochi, come mi dicesti.