Archivio Buonarroti. Di Roma, ( di luglio 1542).

CDXXXII.

A messer Luigi del Riccio in Roma.

Messer Luigi Signior mio caro. — Vostra Signoria à maneggiata questa discordia che è nata fra Urbino e maestro Giovanni, e per non ci avere interesso, ne potrà dare buon giudicio. Io per fare bene all'uno e all'altro, ò dato loro a fare l'opera che sapete. Ora perchè l'uno è troppo tacagnio, e l'altro non è manco pazzo, è nata tal cosa tra loro, che ne potre' seguire qualche grande scandolo o di ferite o di morte; e quando tal cosa seguissi o nell'uno o nell'altro, mi dorrebbe di maestro Giovanni, ma molto più di Urbino, perchè l'ò allevato. Però mi parrebbe, se la ragione lo patisce, cacciar via l'uno e l'altro e che l'opera mi restasse libera, acciò che il lor cattivo cervello non mi rovini e che io la possa seguitare. E perchè è stato detto che la detta opera io la divida, e diene una parte all'uno e una all'altro, questo io non lo posso fare e a darla[395] .... a un solo di lor dua, farei ingiuria a quello a chi io non la déssi. Però non mi pare che e' ci sia altro riparo che lasciarmi l'opera libera, acciò la possa seguitare; e de' danari, cioè cento scudi che io ò dati e delle fatiche loro, se l'acconcino tra loro in modo che io non perda. E di tal cosa vostra Signoria prego gli metta d'acordo il meglio che si può, perchè è opera di carità. E perchè forse ci sarà qualcuno che vorrà mostrare d'aver fatto quel poco che è fatto, tutto lui, e di restare avere, oltre a' ricevuti, molti altri danari; quando questo sia, io potrò mostrare ancora io d'avere nella detta opera perduto un mese di tempo per la loro ignioranza e bestialità, e tenuto adrieto l'opera del Papa, che m'è danno di più di dugento scudi; in modo che molto più àrò aver io da loro, che loro dall'opera.

Messer Luigi, io ò fatto questo discorso a vostra Signoria in iscritto, perchè a farlo a boca presente gli uomini mi spargo tutto in modo in loro, che non mi resta fiato da parlare.

Vostro Michelagniolo Buonarroti al Macello de' Poveri.

Biblioteca Nazionale di Firenze. Di Roma, 20 di luglio 1542.

CDXXXIII.

Supplica a papa Paolo III.[396]

Avendo messer Michelagnolo Buonarroti tolto a fare più fà la sepoltura di papa Iulio in Santo Piero in Vincola con certi patti et conventioni, come per uno contratto rogato per messer Bartolomeo Cappello sotto dì 18 di aprile 1532 appare; et essendo di poi ricerco et astretto dalla Santità di N. S. papa Paulo Terzo di lavorare e dipignere la sua nova cappella, non possendo attendere al fornire della sepoltura et a quella; per mezo di sua Santità di nuovo riconvenne con lo illustrissimo signor duca di Urbino, al quale è rimasta a cura la prefata sepoltura, come per una sua lettera de' dì 6 di marzo 1542 si vede; che di sei statue che vanno in detta sepoltura, detto messer Michelagnolo ne potessi allogare tre a buono et lodato maestro, il quale le fornissi et ponessi in detta opera; et le altre tre, fra le quali fussi il Moises, le havessi lui a fornire di sua mano et così fussi tenuto far fornire il quadro, cioè il resto dell'ornamento di detta sepoltura, secondo il principio fatto. Onde per dare esecuzione a detto accordo, il prefato messer Michelagnolo allogò a fornire le dette tre statue, quali erano molto innanzi, cioè una Nostra Donna con il Putto in braccio, ritta, et uno Profeta et una Sibilla a sedere, a Raffaello da Montelupo, fiorentino, aprovato fra e' migliori maestri di questi tempi, per scudi quattrocento, come per la scritta fra loro appare; et il resto del quadro et ornamento della sepoltura, eccetto l'ultimo frontispitio, alsì allogò a maestro Giovanni de' Marchesi et a Francesco da Urbino, scarpellini et intagliatori di pietre, per scudi settecento, come per obrighi fra loro apare. Restavagli a fornire le tre statue di sua mano, cioè un Moises et dua prigioni: le quali tre statue sono quasi fornite. Ma perche li detti dua prigioni furno fatti quando l'opera si era disegnata che fussi molto maggiore, dove andavano assai più statue; la quale poi nel sopradetto contratto fu risecata et ristretta; per il che non convengono in questo disegno, nè a modo alcuno ci possono stare bene; però detto messer Michelagnolo per non mancare a l'onore suo, dètte cominciamento a dua altre statue che vanno dalle bande del Moises, la Vita contemplativa et la attiva, le quali sono assai bene avanti, di sorta che con facilità si possono da altri maestri fornire. Et essendo di nuovo detto messer Michelagnolo ricerco, et sollecitato dalla detta Santità di N. S. papa Paulo Terzo a lavorare et fornire la sua cappella, come di sopra è detto; la quale opera è grande et ricerca la persona tutta intera et disbrigata da altre cure; essendo detto messer Michelagnolo vechio, et desiderando servire sua Santità con ogni suo potere; essendone alsì da quella astretto e forzato, nè possendo farlo se prima non si libera in tutto da questa opera di papa Iulio, la quale lo tiene perplesso della mente e del corpo; suprica sua Santità, poi che è resoluta che lui lavori per lei, che operi collo illustrissimo signor duca d'Urbino, che lo liberi in tutto da detta sepoltura, cassandogli et anullandoli ogni obrigazione fra loro con li sottoscritti onesti patti. In prima detto messer Michelagnolo vuole licenzia di possere allogare le altre due statue che restono a finire, al detto Raffaello da Montelupo o a qualsivoglia altri a piacimento di sua Eccellenzia, per il prezo onesto et che si troverrà, che pensa sarà scudi 200 in circa, et il Moises vuol dare finito da lui; et di più vuole dipositare tutta la somma de' danari che andranno in fornire del tutto la detta opera; ancora che li sia scommodo et che in la detta opera abbia messo in grosso; cioè il resto di quello che non avesse pagato a Raffaello da Montelupo per fornire le tre statue allogatoli, come di sopra, che sono circa scudi 300, et il resto di quello non avesse pagato della fattura del quadro et ornamento, che sono circa scudi 500, et li scudi 200, o quello bisognerà per fornire le dua statue utime et di più ducati cento che andranno in fornire l'utimo frontispizio dell'ornamento di detta sepoltura: che in tutto sono scudi 1100 in 1200 o quelli bisognerà, quali dipositerà in Roma in sur uno banco idoneo a nome del prefato illustrissimo signor Duca, suo et de l'opera, con patti espressi che abbino a servire per fornire detta opera et non altro; nè si possino per altra causa toccare o rimuovere. Et è, oltre a questo, contento, per quanto potrà, avere cura a detta opera di statue et ornamento che sia fornita con quella diligenzia che si ricerca: et a questo modo sua Eccellentia sarà sicura che l'opera si fornirà e saprà dove sono i danari per tale effetto; et potrà per sua ministri farla di continuo sollecitare et condurre a prefezione: il che à a desiderare, essendo messer Michelagnolo molto vechio et occupato in opera da tenerlo tanto, che a fatica àrà tempo a fornirla, non che fare altro. Et messer Michelagnolo resterà in tutto libero et potrà servire et sadisfare al desiderio di sua Santità, la quale suprica che ne facci scrivere a sua Eccellenzia, che ne dia qua ordine idoneo et ne mandi proccura sufiziente per liberarlo da ogni contratto et obrigazione che fussi fra loro.[397]