(A messer Luigi del Riccio in Roma).

Messer Luigi. — Io credo che vostra Signoria abbi comodità d'intendere in Palazzo a che termine è la cosa mia circa la retificagione che sapete: però prego quella, possendo, il facci; chè mi sarà grandissimo piacere; perchè, come ve n'ò scritto un'altra volta, non posso vivere non che dipigniere; e penso, sendo mandato qua uno dal Duca, e non la avendo portata, che l'abbia a esser cosa lunga, e che sie messo nel capo al Papa qualche cosa da ritardarla. Però, quando potete, vi prego m'avisiate di qualche cosa.

Vostro Michelagniolo.

Archivio Buonarroti. Di Roma, ( d'ottobre 1542).

CDXXXVII.

(A messer Luigi del Riccio in Roma).

Messer Luigi, amico caro. — Io mi son resoluto, poichè ò visto che la retificagione non viene, di starmi in casa a finire le tre figure come son d'acordo col Duca, e tornami molto meglio che stracinarmi ogni dì a Palazzo: e chi si vuol crucciar, si crucci. A me basta aver fatto in modo che 'l Papa non si può doler di me. E a me la retificagione non era piacer nessuno, ma a sua Santità, volendo ch'i' dipignessi. Basta, io non sono per entrar tra quella e 'l Duca, e se ella à visto che io ò abbandonato la sua pittura, manda per l'imbasciadore, sare' forse buono avisarlo della risoluzione che ò fatta, acciò sappi che rispondere, quando vi paia: e per questo vi scrivo tal cosa.

Vostro Michelagniolo.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 17 d'ottobre 1542.

CDXXXVIII.[408]