Pure le sorti di Firenze alfine rovinarono, più per tradimento di chi era preposto alla sua difesa, che per sforzo delle armi nemiche. E che dolore provasse Michelangelo vedendo la cara patria venuta alle mani d'un tiranno, mostrano, se non ci fosse altro testimonio, il suo epigramma per gli esuli fiorentini, e i versi fatti dire alla figura della Notte.
Dicono alcuni che ricercato del disegno d'una fortezza che il duca Alessandro intendeva innalzare nella città, egli sdegnosamente vi si rifiutasse; e che per questo il Duca non lo vedesse mai più di buon occhio, e che volentieri gli avrebbe fatto dispiacere, se non fosse stato difeso dal Papa. Ma di questo negli scrittori della sua vita non è ricordo nessuno. Aggiungono altri, che riuscendo a Michelangelo sempre più intollerabile il governo del Medici, e giudicando che colla morte del Papa verrebbe a mancargli un potentissimo protettore, risolvette di partirsi di Firenze, ed andare a Roma. Ma di questa sua risoluzione forse più vera cagione è l'esser egli stato chiamato dal Papa, che voleva servirsene per la pittura della Sistina: sebbene io creda che altra cagione segreta il movesse; la quale fu l'ardente amore per una donna, forse conosciuta da lui nella sua andata a Roma dell'agosto 1533. E di questo egli parla chiaramente in una sua lettera frammentata all'amico Angiolini.
Andato a Roma, quivi accarezzato dai Papi, ricercato dai principi e gran signori, riverito e ammirato da tutti, trapassò gli ultimi trent'anni della sua vita tra le fatiche dell'arte, che nuove glorie e nuovi dolori gli riserbava, cantando in nobilissime rime un amore alto e i santi pensieri di Dio e della morte, conversando dolcemente con gli amici, e rivolgendo le cure alla famiglia lontana, che de' suoi consigli ed aiuti ancora abbisognava.
Venendo ora alle Lettere di Michelangelo, che occupano la maggior parte del presente volume, alla loro provenienza, e a' modi da me tenuti nel pubblicarle, dirò, che esse sommano a 495, e sono tratte le più dagli autografi dell'Archivio Buonarroti, e del Museo Britannico: quelle del primo, meno qualcuna, erano tutte inedite; non così le seconde, in generale assai meno importanti, chè il Grimm nella sua Michelangelo's Leben, e il Piot nel Cabinet de l'Amateur, Année II, ne avevano stampate tra ambidue da una quarantina. Di alcune delle edite nelle Pittoriche e nel Carteggio del Gaye, ho fatto riscontro cogli autografi, e in difetto loro, con copie antiche dell'Archivio Buonarroti e di quello di Stato in Firenze; non senza vantaggio della lezione, spesso negli stampati corrotta. Quanto alle Lettere di Michelangelo a Giorgio Vasari, io mi chiamo fortunato di averle potute riscontrare, colle copie fatte da Michelangelo Buonarroti il Giovane, sopra gli originali, allora presso gli eredi del Vasari: e si vedrà col confronto quanto sciattamente fossero stampate nella Vita di Michelangelo dal Biografo Aretino.
Rispetto a' modi da me seguiti nel condurne la stampa, io ho cercato di tenermi in una via di mezzo tra la pedanteria degli uni, i quali vorrebbero con servilità eccessiva veder riprodotti i documenti con tutti i nessi, le abbreviature e le forme ortografiche; e la licenza degli altri, che correggono, mutano, aggiungono, e tutto vestono alla moderna.
Io dunque la prima cosa ho sciolto tutti i nessi e le abbreviature, levato la h, dove era lettera aspirata, mutato il ct nel doppio tt; stimando che per questo cambiamento, il suono e il significato della parola rimanga il medesimo. Certi errori di ortografia proprii di Michelangelo, come gugnio, Gorgo, page, largi, per giugno, Giorgio, paghe, larghi, ho lasciato stare, e lo stesso ho fatto di alcune parole, scritte secondochè portava la favella fiorentina; come scriverrò, librerria e liberria, amunizione, per scriverò, libreria, munizione. Insomma, sperando che questo libro vada per le mani di molti, ho procurato che nessuno dalla stranezza e novità dell'ortografia sia svogliato o noiato dal leggerlo. Ma ogni mia maggior diligenza e cura è stata posta nel dare il testo di esse Lettere, intiero e corretto il più possibile.
Dopo le Lettere vengono i Ricordi, scritti la più parte dalla mano stessa di Michelangelo, e tratti dal Museo Britannico, dall'Archivio Buonarroti e dalle stampe: ed in ultimo i Contratti Artistici, abbondante e preziosa raccolta di documenti proprii ad illustrare la vita artistica di Michelangelo e le sue Lettere. Sono anch'essi per la massima parte inediti, e si conservano nell'Archivio suddetto.[3]