Signora Marchesa. — E' non par, sendo io in Roma, che egli accadessi lasciar il Crocifisso[433] a messer Tommao[434] e farlo mezzano fra vostra Signoria e me suo servo, acciocchè io la serva, e massimo avendo io desiderato di far più per quella che per uomo che io conoscessi mai al mondo; ma l'occupazione grande in che sono stato, e sono, non à lasciato conoscer questo a vostra Signoria: e perchè io so che ella sa che amore non vuol maestro, e che chi ama non dorme, manco accadeva ancora mezzi: e benchè e' paressi che io non mi ricordassi, io facevo quello ch'io non diceva per giugnere con cosa non aspettata. È stato guasto il mio disegno: Mal fa chi tanta fè sì tosto oblia.
Servitore di vostra Signoria
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
Archivio Buonarroti. Di Roma, ( 1545).
CDLVI.
(A messer Luigi del Riccio).
Messer Luigi. — Quello amico, se di quel parlate, sia il benvenuto se gli è tornato; e perchè me n'avete detto tanto male voi con messer Donato insieme, m'è piovuto in sul fuoco. Però da qui inanzi guardatevi dall'offerire. Domani dopo desinare verrò a voi, e farò quanto mi comanderete.
Archivio Buonarroti. Di Firenze, ( di dicembre 1545).
CDLVII.
A messer Luigi del Riccio, amico caro in Lione.
Messer Luigi, amico caro. — A tutti i vostri amici duole assai il vostro male, e più, non ve ne possendo aiutare, e massimo a messer Donato e a me. Ma pure speriamo che abbi a esser piccola cosa, che a Dio piaccia.