Archivio Buonarroti. Di Roma, 26 d'aprile 1546.

CDLIX.[438]

Al Cristianissimo Re di Francia.

Sacra Maestà. — Io non so qual si sie più o la grazia o la maraviglia che vostra Maestà si è degnata scrivere a un mie pari, e più ancora a richiederlo delle sua cose non degnie non c'altro del nome di vostra Maestà: ma come si sieno, sappi vostra Maestà che molto tempo è che ò desiderato servir quella, ma per non l'avere avuto a proposito, come non è stato in Italia all'arte mia, non l'ò potuto fare. Ora mi trovo vechio e per qualche mese ocupato nelle cose di papa Pagolo; ma se mi resta dopo tale ocupazione qualche spazio di vita, quello che ò desiderato, come è detto, più tempo di fare per vostra Maestà m'ingegnierò metterlo a effetto, cioè una cosa di marmo, una di bronzo, una di pittura. E se la morte interrompe questo mio desiderio, e che si possa sculpire o dipigniere nell'altra vita, non mancherò di là, dove più non s'invechia. Ed a vostra Maestà prego Dio che doni lunga e felice vita. Di Roma, il giorno XXVI d'aprile MDXLVI.

Di vostra Cristianissima Maestà

Umilissimo servitore
Michelagniolo Buonarroti.

Archivio Buonarroti. Di Roma, ( 1546).

CDLX.

(A messer Luigi del Riccio).

Messer Luigi. — E' vi pare che io vi risponda quello che voi desiderate, quando bene e' sia il contrario. Voi mi date quello che io v'ò negato, e negatemi quello che io v'ò chiesto. E già non peccate per ignoranza mandandomelo per Ercole, vergogniandovi a darmelo voi.