E perchè standomi a questi dì molto malcontento in casa, cercando fra certe mie cose, mi venne alle mani un numero grande di quelle frascherie,[449] che già solevo mandarvi altre volte; delle quali ve ne mando quattro, forse mandatevi altre volte. Voi direte bene che io sia vecchio e pazo: e io vi dico, che per istar sano e con manco passione, non ci trovo meglio che la pazzia. Però non ve ne maravigliate: e rispondetemi qualche cosa, ve ne priego: e sono sempre

Vostro Michelagniolo Buonarroti in Roma.

Archivio Buonarroti. Di Roma ( d'ottobre 1549).

CDLXVI.[450]

A meser Giovan Francesco Fattucci, prete di Santa Maria del Fiore, amico carissimo a Firenze.

Messer Giovan Francesco, amico caro. — Benchè da più mesi in qua non ci siamo scritti niente, non è però dimenticata la lunga et buona amicizia, et che io non desideri il vostro bene, come sempre ò fatto, et che io non v'ami con tutto il core, et più per gl'infiniti piaceri ricevuti. Circa la vechieza, in che noi egualmente ci troviamo, àrei caro di sapere come la parte vostra vi tratta, perchè la mia non mi contenta molto: però vi prego mi scriviate qualche cosa. Voi sapete come abbiamo Papa nuovo, e chi: di che se ne rallegra tutta Roma, grazia di Dio, et non se ne aspetta altro che grandissimo bene, massime pe' poveri, per la sua liberalità. Circa le cose mie àrei caro, et farestimi grandissimo piacere, che m'avvisassi come le cose di Lionardo vanno, et della verità senza rispetti, perchè è giovane e stonne con gelosia, et più per essere solo et senza consiglio. Altro non m'acade, salvo che a questi dì messer Tomao de' Cavalieri m'ha pregato ch'io ringrazi da sua parte il Varchi per un certo libretto[451] mirabile che c'è di suo in istampa, dove dice che parla molto onorevolmente di lui, et non manco di me; et àmmi dato un sonetto fattogli da me in quei medesimi tempi, pregandomi che io gliene mandi per una giustificazione; il qual vi mando in questa: se vi piace, date; se no, datelo al fuoco, et pensate che io combatto colla morte, et che io ò il capo a altro: pure bisogna alle volte far così. Del farmi tanto onore detto messer Benedetto ne' suoi sonetti, come è detto, vi prego lo ringraziate, offerendogli quel poco che io sono.

Vostro Michelagniolo in Roma.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 1 d'agosto 1550.

CDLXVII.

(A messer Giovan Francesco Fattucci in Firenze).[452]