Messer Giorgio, amico caro. — Io ebbi molti giorni sono una vostra: non risposi súbito per non parer mercatante. Ora vi dico, che delle molte lodi che per la detta mi date, se io ne meritassi sol una, mi parrebbe, quand'io mi vi dètti in anima et in corpo, avervi dato qualche cosa, e aver sodisfatto a qualche minima parte di quello che io vi son debitore; dove vi ricognosco ogni ora creditore di molto più che io non ò da pagare; e perchè son vechio, oramai non spero in questa, ma nell'altra vita poter pareggiare il conto: però vi prego di pazienza.

Circa all'opera vostra,[456] io sono stato a veder Bartolommeo, e parmi che la vadi tanto bene, quant'è possibile. Lui lavora con fede e con amore e è valente giovane, come sapete, e tanto da bene, che e' si può chiamare l'angelo Bartolommeo.

A dì 22 d'agosto 1551.

Vostro Michelangniolo Buonarroti in Roma.

Di Roma, 13 d'ottobre 1550.

CDLXX.

A messer Giorgio Vasari, pittore e amico singulare in Firenze.

Messer Giorgio, signor mio caro. — Súbito che Bartolommeo[457] fu giunto qua, andai a parlare al Papa; e visto che voleva far rifondare a Montorio per le sepulture, proveddi d'un muratore di Santo Pietro. El Tantecose[458] lo seppe, e volsevi mandare uno a suo modo. Io, per non combattere con chi dà le mosse a' venti, mi son tirato a dietro, perchè sendo uomo leggieri, non vorrei essere traportato in qualche macchia. Basta che nella chiesa de' Fiorentini non mi pare s'abbi più a pensare. Tornate presto e sano. Altro no' mi accade.

Addì 13 di ottobre 1550.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.