Di Roma, ( 1552).
CDLXXI.[459]
(A Benvenuto Cellini).
Benvenuto mio. — Io vi ò conosciuto tant'anni per il maggior orefice che mai ci sia stato notizia, ed ora vi conoscerò per iscultore simile. Sappiate che messer Bindo Altoviti mi menò a vedere una testa del suo ritratto di bronzo,[460] e mi disse ch'ella era di vostra mano: io n'ebbi molto piacere; ma mi seppe troppo male ch'ella era messa a cattivo lume: che s'ella avesse il suo ragionevole lume, la si mostrerebbe quella bell'opera ch'ell'è.
Di Roma, d'aprile 1554.
CDLXXII.
A Giorgio Vasari.
Messer Giorgio, amico caro. — Io ò auto grandissimo piacere della vostra, visto che pur ancora vi ricordate del povero vechio, e più per essersi trovato al trionfo che mi scrivete, d'aver visto rinnovare un altro Buonarroto:[461] del quale aviso vi ringrazio quanto so e posso: ma ben mi dispiace tal pompa, perchè l'uomo non dee ridere, quando il mondo tutto piange: però mi pare che Lionardo non abbi molto giudicio e massimo per fare tanta festa d'uno che nasce, con quella allegrezza che s'à a serbare alla morte di chi è ben vissuto. Altro non m'acade. Vi ringrazio sommamente dell'amore che mi portate, benchè io non ne sia degno. Le cose di qua stanno pur così. A dì non so quanti d'aprile 1554.
Vostro Michelagniolo Buonarroti in Roma.
Di Roma, 19 di settembre 1554.