CDLXXIII.
A Giorgio Vasari.[462]
Messer Giorgio, amico caro. — Voi direte ben ch'io sie vechio e pazzo a voler fare sonetti: ma perchè molti dicono ch'io son rimbambito, ò voluto far l'uficio mio. Per la vostra veggio l'amor che mi portate: e sappiate per cosa certa ch'io àrei caro di riporre queste mia debile ossa a canto a quelle di mio padre, come mi pregate; ma partendo ora di qua, sarei causa d'una gran rovina della fabbrica di Santo Pietro, d'una gran vergognia e d'un grandissimo peccato. Ma come sie stabilito tutta la composizione che non possa esser mutata, spero far quanto mi scrivete, se già non è peccato tenere a disagio parechi giotti ch'aspetton ch'io mi parta presto.
A dì 19 di settembre 1554.
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
Archivio Buonarroti. Di Roma, ( 1555.)
CDLXXIV.[463]
(A messer Bartolomeo Ammannati).
Messer Bartolomeo, amico caro. — E' non si può negare che Bramante non fussi valente nella architettura, quanto ogni altro che sia stato dagli antichi in qua. Lui pose la prima pianta di Santo Pietro, non piena di confusione, ma chiara e schietta, luminosa e isolata atorno, in modo che non nuoceva a cosa nessuna del palazzo; e fu tenuta cosa bella, e come ancora è manifesto; in modo che chiunque s'è discostato da detto ordine di Bramante, come à fatto il Sangallo, s'è discostato dalla verità; e se così è, chi à occhi non appassionati, nel suo modello lo può vedere. Lui con quel circolo che e' fa di fuori, la prima cosa toglie tutti i lumi a la pianta di Bramante; e non solo questo, ma per sè non à ancora lume nessuno: e tanti nascondigli fra di sopra e di sotto, scuri, che fanno comodità grande a infinite ribalderie: come tener segretamente sbanditi, far monete false, impregniar monache e altre ribalderie, in modo che la sera, quando detta chiesa si serrassi, bisognerebbe venticinque uomini a cercare chi vi restassi nascosi dentro, e con fatica gli troverebbe, in modo starebbe. Ancora ci sarebbe quest'altro inconveniente, che nel circuire con l'aggiunta che il modello fa di fuora detta composizione di Bramante, saria forza di mandare in terra la cappella di Paolo, le stanze del Piombo, la Ruota e molte altre: nè la cappella di Sisto, credo, riuscirebbe netta. Circa la parte fatta dal circulo di fuori, che dicono che costò centomila scudi, questo non è vero, perchè con sedicimila si farebbe, e rovinandolo poca cosa si perderebbe, perchè le pietre fattevi e' fondamenti non potrebbero venire più a proposito, e migliorerebbesi la fabrica dugentomila scudi e trecento anni di tempo. Questo è quanto a me pare e senza passione; perchè il vincere mi sarebbe grandissima perdita. E se potete fare intendere questo al Papa, mi farete piacere, chè non mi sento bene.
Vostro Michelagniolo.