[464]Osservando il modello del Sangallo, ne séguita ancora: che tutto quello che s'è fatto a mio tempo non vadi in terra, che sarebbe un grandissimo danno.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 11 di maggio 1555.

CDLXXV.[465]

A messer Giorgio, pittore eccellentissimo in Firenze.

Io fu' messo a forza ne la fabrica di Santo Pietro, e ò servito circa otto anni non solamente in dono, ma con grandissimo mie danno e dispiacere: e ora che l'è avviata e che c'è danari da spendere, e che io sono per voltare presto la cupola, se io mi partissi, sarebbe la rovina di detta fabrica; sarebemi grandissima vergognia in tutta la Cristianità, e a l'anima grandissimo peccato: però, messer Giorgio mio caro, io vi prego che da mia parte voi ringraziate il Duca delle sue grandissime offerte che voi mi scrivete, e che voi preghiate suo' Signoria che con sua buona licenzia e grazia io possi seguitare qua tanto che io me ne possi partire con buona fama e onore e senza peccato.

Addì undici di magio 1555.

Vostro Michelagniolo Buonarroti in Roma.

Di Roma, 22 di giugno 1555.

CDLXXVI.[466]