Ò openione che quando detta scala si facesse di legname, cioè d'un bel noce, che starebbe meglio che di macigno e più a proposito a' banchi, al palco e alla porta.[495] Altro non m'acade. Son tutto vostro, vechio, cieco e sordo e mal d'acordo con le mani e con la persona.

Vostro Michelagniolo Buonarroti in Roma.

Archivio di Stato in Firenze. Di Roma, 1 di novembre 1559.

CDLXXXVII.[496]

(Al duca Cosimo de' Medici).

Illustrissimo signor Duca di Firenze. — I Fiorentini ànno avuto già più volte grandissimo disidèro di far qua in Roma una chiesa di Sangiovanni. Ora a tempo di vostra Signoria sperando averne più comodità, se ne sono resoluti, e ànno fatto cinque uomini sopra di ciò, e' quali m'ànno più volte richiesto e pregato d'un disegnio per detta chiesa. Sappiendo io che papa Leone dètte già prencipio a detta chiesa, ò risposto loro non ci volere attendere senza licenzia e commessione del Duca di Firenze. Ora come si sia seguito poi, io mi truovo una lettera della vostra Illustrissima Signoria molto benignia e graziosa, la quale tengo per espresso comandamento, che io debba attendere alla sopradetta chiesa de' Fiorentini, mostrando averne aver piacer grandisimo. Ònne fatti già più disegni[497] convenienti al sito che m'ànno dato per tale opera i sopradetti deputati. Loro, come uomini di grande ingegnio e di gudicio, n'ànno eletto uno, el quale in verità m'è parso el più onorevole; el quale si farà ritrarre e disegniare più nettamente, ch'io non ò potuto per la vecchiezza, e manderassi alla Illustrissima vostra Signoria: e quello si eseguirà che a quella parrà.

Duolmi a me in questo caso assai esser sì vechio e sì male d'acordo con la vita, che io poco posso promettere di me per detta fabrica; pure mi sforzerò, standomi in casa, di fare ciò che mi sarà domandato da parte di vostra Signoria, e Dio voglia ch'i' possa non mancar di niente a quella. A dì primo novembre 1559.

Di vostra Eccellenza servitore
Michelagniolo Buonarroti in Roma.

Archivio di Stato in Firenze. Di Roma, 5 di marzo 1560.

CDLXXXVIII.[498]