A dì venti di luglio ebi dal cardinale de' Medici, e per lui da Domenico Boninsegni ducati cento di corone, e' quali mi portò Stefano miniatore. Andai a Carrara con un fante a piè che si chiama Giovanni povero; e stetti nove dì. Non dètti danari a' Carraresi, perchè non avevano fatto quello m'era scritto. Dètti là cinque corone a Scipione per conto di suo salario, e al fante che venne meco dua corone alla tornata.

1521 16 d'agosto.

E oggi a dì sedici d'agosto, sendo venuti qua a Firenze le dua compagnie de' detti Carraresi, ò dato loro qua trenta ducati per compagnia, e' quali portai a Giovanni de' Servi e fecigli pagare a lui loro, cioè sessanta ducati larghi, come apar pel suo libro.

19 detto.

E oggi a dì diciannove di detto ò finito di pagare Scipione di quatro mesi che è stato a Carrara, che restava aver nove ducati e venti soldi. Ògli portati a Giovanni de' Servi, e lui gli à pagati a detto Scipione, come apar pel suo libro.


Cristo della Minerva.

26 d'ottobre.

Ricordo come oggi a dì ventisei d'ottobre millecinquecento ventiuno, io Michelagniolo scultore dètti in sul banco di Giovanni de' Salviati a Lionardo sellaio corone sette, e una me ne cambiò detto Giovanni; e dètti, oltre alle sette corone, quattro grossoni a detto Lionardo per farle sette ducati d'oro; el resto dètte a me. E detti sette ducati d'oro dètti a detto Lionardo, perchè e' ne mandassi quattro a Federigo, detto Frizzi,[536] scultore fiorentino a Roma, per conto di una figura di un Cristo ch'e' mi ha finito a Roma, di marmo, di messer Metello Vari, e messa in opera nella Minerva: e el resto, che sono tre ducati, dice detto Lionardo che e' gli aveva avere da me, perchè gli prestò a Roma a Pietro Urbano pistoiese che stava meco.