Hane dati il dicto reverendissimo Cardinale a me Iacobo più tempo fa ducati cento d'oro in oro di Camera et a dì dicto ducati cinquanta d'oro in oro papali.
Ita est Ioannes, Cardinalis S. Dyonisij.
Idem Iacobus Gallus manu propria.
Archivio Buonarroti. Firenze, 22 di maggio 1501.
II.
Dichiarazione di Michelangelo circa ad alcuni patti della scritta col cardinal Piccolomini, poi Pio III, per le quindici statue della sua cappella nel Duomo di Siena.[558]
Io Michelagniolo di Lodovicho Buonaroti sono contento e obrigomi a quanto in questa scritta si contiene, eccietto che per spresso dichiarato che nel capitolo dove dice che si tolga maestri per dichiarare se le figure sono alla prefetione (sic) quanto nella scritta si contiene, voglio e dichiaro che esso reverendissimo Monsignor debba chiamare uno maestro dell'arte, qual piacie a sua Signoria, e io Michelagniolo ne debbo chiamare un altro dell'arte, qual piacie a me: e quando essi due così chiamati non fussin d'acordo, allora e in tal caxo essi dua maestri chiamati debbino e possino tutti e dua d'acordo chiamare uno maestro dell'arte. E poi così chiamato, possino e' dua di loro d'acordo dichiarare la prefezione (sic) delle sopradette figure, come nella scritta si dicie.
E quanto al caso del sodamento che si dicie nella scritta, che e' reverendissimo Monsignore mi debba dare quanto al pagamento delle figure, e de' sodamento che si dicie che io debba dare del fare le quindici figure; questa parte non intendo nè voglio che essa sua Signoria sia tenuta farlo, nè io sia tenuto fare sodamento a sua Signoria.
E quanto al tempo de' tre anni, si dichiara cominci el tempo di detti 3 anni el dì che m'àrà sua Signoria pagati o fatti pagare e' ducati ciento d'oro in oro in Firenze per conto della presta, come in questa scritta si dicie.
Di tutte l'altre cose, eccietto queste dua ecciettuate, sono contento e obrigomi come è detto di sopra, quando suo Signoria àrà soscritto e obrigatosi a quanto in questa scritta si contiene e non altrimenti; e però mi sono soscritto di mia propria mano in questo dì ventidua di maggio 1501.