[39.] Raffaello di Giorgio Ubaldini da Gagliano, parente di Lodovico Buonarroti.

[40.] Michelangelo comprò dallo Spedale di Santa Maria Nuova un campo che era di Piero Strozzi, di staia otto, posto nel popolo di Santo Stefano in Pane, luogo detto Stradella, con strumento del 20 maggio 1512, rogato da ser Giovanni da Romena; e pe' rogiti dello stesso notaio, sotto dì 28 del detto mese ed anno, comprò dal medesimo Spedale un podere con casa da signore e da lavoratore posto nel detto popolo, luogo detto la Loggia.

[41.] Nell'autografo: tere.

[42.] Allude al miserando sacco di Prato, dove entrarono gl'Imperiali, mossi per rimettere i Medici in Firenze, il 29 di agosto del 1512, e vi stettero fino al 19 settembre seguente. Di questo sacco si legge in tutte le storie del tempo.

[43.] Forse costui è quell'Alonso Berrugnete, o Berughetta, come lo chiamavano gl'Italiani, pittore, scultore ed architetto celebre, nato nel 1480. Essendo in Firenze, fece una copia del cartone di Michelangelo, e tirò innanzi, ma non finì del tutto, una tavola cominciata da Filippino Lippi per l'altare maggiore della chiesa di San Girolamo alla Costa di San Giorgio.

[44.] Pietro d'Urbano da Pistoia, garzone di Michelangelo.

[45.] Lo Zara da Settignano si chiamava per proprio nome Domenico, e noi crediamo che egli sia Domenico di Sandro di Bartolo Fancelli, valente scultore, il quale nacque nel 1469, e morì in Saragozza di Spagna nel 1519, dopo aver fatto il suo testamento rogato a' 19 d'aprile del detto anno da ser Michele da Villanuova, notaio spagnuolo. Domenico è l'autore del superbo monumento sepolcrale inalzato nella chiesa di San Tommaso de' Domenicani d'Avila al principe Giovanni, figliuolo unico del re Ferdinando il Cattolico. Ebbe commissione nel 15 di luglio 1518 di scolpire pel prezzo di 2100 ducati d'oro un altro monumento non meno magnifico pel cardinale Ximenes, arcivescovo di Toledo. Ma egli appena aveva cominciato a farne il disegno, che se ne morì, e quel lavoro fu allogato al celebre Bartolommeo Ordognez, scultore spagnuolo, il quale non potè condurlo a fine, essendosi infermato a Carrara, e quivi morto a' 10 dicembre del 1520. Fratello di Domenico Fancelli fu Giovanni parimente scultore che aiutò ne' detti lavori Domenico e l'Ordognez, e morì nell'aprile del 1522, lasciando erede Sandro suo figliuolo che seguitò l'arte del padre e dello zio. (Vedi Andrei canonico Pietro: Sopra Domenico Fancelli e Bartolomeo Ordognez Spagnuolo, ec. Memorie estratte da documenti inediti. Massa, tip. Frediani, 1871, in-8º; e Campori Giuseppe: Memorie biografiche degli Scultori, Architetti, Pittori, ec., nativi di Carrara e di altri luoghi della provincia di Massa, ec. Modena, Vincenzi, 1873, in-8º.)

[46.] Michelangelo aveva dato a fare a Baccio d'Agnolo il modello di legname, secondo il suo disegno, della facciata di S. Lorenzo. Ma essendo quel lavoro riuscito, come dice lo stesso Michelangelo, una cosa da fanciulli, egli ne fece uno di terra, e per mezzo di Pietro d'Urbano suo garzone lo mandò a Roma al Papa e al Cardinale de' Medici gli ultimi di dicembre del 1517.

[47.] Ferrucci, scultore da Fiesole, il quale a' 12 di luglio era partito da Firenze e andato a Carrara per intendere da Michelangelo i particolari dei fondamenti da farsi alla facciata di San Lorenzo.

[48.] Nel contratto tra Michelangelo e Gismondo suo fratello, rogato da ser Niccolò Parenti sotto dì 16 di giugno 1523, per cagione della parte che spettava a Gismondo ed agli altri suoi fratelli sopra l'eredità della loro madre; Michelangelo si obbligò di pagare dentro due anni al detto Gismondo 500 fiorini d'oro in oro larghi, i quali poi sborsò a' 5 di maggio del 1525.