[49.] La lettera, secondo il solito di Michelangelo, non ha nota nè di luogo nè di tempo: pure si può stabilire essere stata scritta nel giugno del 1523, perchè il contratto o lodo, di cui qui si ragiona, fu rogato a' 16 del detto mese da ser Niccolò di Antonio Parenti, come si rileva dal Libro del Monte segnato C. 2, N. 976, dell'anno 1514, dove sotto il 22 di giugno 1523 fu posta condizione a' fiorini 312, 10 larghi della dote della Lucrezia di Antonio da Gagliano, moglie di Lodovico Buonarroti, che non si potesse fare contratto di detta somma senza licenza di detto Michelangelo, il quale dopo la morte di Lodovico potesse di tal credito e posta fare in ogni tempo la sua volontà.

[50.] Questo non è altro che il principio un po' diverso della lettera precedente.

[51.] Federigo di Filippo scultore fiorentino, il quale poi racconciò la statua del Cristo risorto che è alla Minerva di Roma, fatta da Michelangelo, e stata guasta da Pietro da Pistoia suo scolare.

[52.] Da Genazzano, generale degli Agostiniani.

[53.] Intendi che furono condannati alla gogna, colla mitera di carta in capo.

[54.] Questa lettera parla, come è chiaro, del Savonarola, ed è scritta, sebbene sia con carattere contraffatto ad arte, da Michelangelo, sotto il falso nome di Piero. Il dire caro fratello, che così ti stimo, Racomandami a tutti voi e massime a Lodovico mio padre, che così lo stimo, ci scopre quel che vorrebbe e non vorrebbe nascondere Michelangelo, cioè che egli stesso è colui che scrive.

[55.] Balducci fiorentino, mercante in Roma.

[56.] Vedi la lettera precedente scritta sotto nome di Piero, dove appunto è detto a Buonarroto che attenda ad imparare.

[57.] Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 697.

[58.] Così nell'autografo, ma deve dire Aldobrandini, come apparisce dalle lettere seguenti a Buonarroto.