[59.] Dopochè Michelangelo, pieno di sdegno per l'ingiuria ricevuta da papa Giulio di averlo fatto cacciare bruttamente di palazzo, si fu partito a furia da Roma, e ritornato a Firenze; nè i brevi del Papa, nè le lettere degli amici e de' cortigiani, nè le esortazioni del gonfaloniere Piero Soderini avevano potuto per parecchi mesi ottenere che egli si risolvesse ad affrontare la grande ira di Secondo. Ma entrato il Papa trionfalmente a Bologna il 10 di novembre 1506, dopo la cacciata de' Bentivogli, bisognò all'ultimo che Michelangelo si arrendesse alla volontà di Giulio, ed a' consigli del Soderini; il quale, per vincere la paura dell'Artista, lo accompagnò con lettera pubblica del 27 di quel mese. La partenza dunque di Michelangelo alla volta di Bologna deve essere stata o nel medesimo giorno o nel seguente. Giunto egli alla presenza del Pontefice, e chiestogli umilmente perdono, fu da Giulio restituito nell'antica grazia, e commessogli di fare di bronzo la sua immagine per essere posta sulla facciata di San Petronio. Dalle lettere di Michelangelo al padre ed al fratello Buonarroto si rileva che egli, messosi tosto all'opera, aveva già condotto di terra la sua figura nell'aprile del 1507; che negli ultimi giorni del giugno seguente la gittò; che il getto gli riuscì non troppo bene, essendochè, sia per difetto di metallo, sia per la mala sua fusione, la figura non era venuta che dal mezzo in giù: onde gli convenne rigittare di sopra, e finire di riempire la forma.
La statua di papa Giulio, di grandezza più d'un uomo e del peso di 17 mila libbre, fu lavorata da Michelangelo in una stanza del Paviglione vecchio dietro a San Petronio, e fusa col metallo d'una campana che era nella torre de' Bentivogli e di una bombarda del Comune di Bologna. Fu tirata su nella facciata di San Petronio a' 21 di febbraio del 1508, e poi a' 30 di dicembre del 1511 venne gettata a terra, e spezzata per ordine degli Otto della guerra del Comune di Bologna. (Vedi Potestà Bartolomeo, Intorno alle due statue erette in Bologna a Giulio II. Atti e Memorie della Regia Deputazione di Storia patria per le provincie di Romagna. Anno VII, pag. 105.)
[60.] Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 698.
[61.] Cioè a' 29 di gennaio, se sta bene il conto.
[62.] Intendi, mentre che io lavoravo.
[63.] Di qui la presente lettera (la quale è dello stesso giorno e non fa che ripetere le cose dette nella precedente) è pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 699.
[64.] Di Lapo d'Antonio di Lapo scultore e di Lodovico di Guglielmo Lotti orafo e maestro di getti, e delle cagioni per le quali essi furono cacciati via, è stato discorso lungamente dallo stesso Michelangelo nella lettera IV a Lodovico Buonarroti suo padre.
[65.] Che fu a' 22 di febbraio di quell'anno.
[66.] Pubblicata dal Grimm, Op. cit., pag. 700.
[67.] Così sta; ma è evidente che doveva dire 1507, anche secondo il computo fiorentino, usato quasi sempre da Michelangelo, fuorchè nelle lettere a Lionardo suo nipote e ad altri scritte da Roma negli ultimi suoi anni.