[355.] Dei papi Pio II e Pio III, le quali allora erano in San Pietro, ed oggi si vedono in Sant'Andrea della Valle.

[356.] Di questa lettera è nell'Archivio Buonarroti una bozza della mano di Michelangelo.

[357.] Questa strana idea era veramente venuta in mente al Papa, il quale ne scrisse a Michelangelo e ne fece scrivere dal Fattucci. Ma poi non se ne fece altro.

[358.] Intendi: la porta a San Gallo.

[359.] Era fantasia di Michelangelo, e in questo il Papa s'accordava volentieri, di fare nella Cappella di San Lorenzo sei sepolture: due de' Magnifici, ossia di Lorenzo vecchio e di Giuliano suo fratello; due de' Duchi, Lorenzo d'Urbino e Giuliano di Nemours; e due dei papi, Leone e Clemente. Ma perchè il luogo non pareva tanto capace, e perchè Michelangelo fu dipoi in altri lavori occupato, egli fece solamente le sepolture de' Duchi colle figure sopra i cassoni; e delle tre statue che dovevano andare sull'altare della detta Cappella, abbozzò appena quella della Nostra Donna, e le altre due de' Santi Cosimo e Damiano fece condurre di marmo, secondo il suo disegno, dal Montorsoli. Oltre le figure che dovevano ornare i cassoni per le dette sei sepolture, aveva pensato Michelangelo di porre in terra quelle di quattro Fiumi. Ed un modelletto di terra di uno di questi Fiumi io credo, senza nessun dubbio, che sia quello posseduto dal chiarissimo cav. Emilio Santarelli, scultore fiorentino.

[360.] Pare che in questa lettera si parli del gruppo di Sansone che abbatte un Filisteo, tre anni dopo allogato a Michelangelo, cioè nel luglio del 1528; e che egli non fece. Ebbelo poi a fare il Bandinelli: ed è il gruppo d'Ercole e Cacco, che si vede ancora presso le scale del Palazzo Vecchio.

[361.] In testa della presente lettera è scritto dalla medesima mano di Michelangelo: «Copia d'una mandata a Giovanni Spina, a dì dieci novembre del 1526.»

[362.] È la risposta di Michelangelo alla lettera di ser Marcantonio, che è sotto.

[363.] Questa lettera è importantissima sotto ogni rispetto, conoscendosi chiaramente per essa e dalla bocca medesima di Michelangelo, che egli fuggì di fatto da Firenze, non perchè gli mancasse l'animo a durare nella difesa della patria; ma perchè temè di capitar male per opera de' suoi nemici di dentro.

[364.] Michelangelo il Giovane ha scritto dietro la lettera: «Dettemela non mi ricordo chi: credo il canonico Nori.»