[375.] Questa bozza di lettera pare che sia del 28 luglio 1533, leggendosi in una di Sebastiano del 25 luglio che i detti Madrigali erano stati musicati da Costanzo Festa e dal Concilion, eccellentissimi maestri di quei tempi, e cantori della Cappella papale: de' quali Madrigali aveva Sebastiano dato due copie a messer Tommaso de' Cavalieri.
[376.] Altro principio della precedente lettera.
[377.] Se queste lettere fossero veramente, come appariscono, indirizzate al Cavalieri, noi non sapremmo spiegare certe espressioni usate da Michelangelo; come: Luce del secol nostro unica al mondo: che non ha pari nè simile a sè; anzi rispetto al Cavalieri, giovane ancora, e sebbene non senza qualche ingegno, pure di troppo minore di quelle lodi, esse ci parrebbero non che eccessive, ma ancora strane. Solamente, tenendo che in realtà le lettere, o almeno il loro contenuto, dovessero per mezzo di messer Tommaso essere comunicate alla Vittoria Colonna, quelle espressioni si spiegano. Certo Michelangelo non poteva con verità dire di essere molto inferiore al Cavalieri, come benissimo poteva e con ragione riconoscersi tale appetto alla Colonna. Pure sarà sempre in qualche modo oscuro, come Michelangelo per far conoscere l'affetto suo, che egli non dubita di chiamare grandissimo, anzi smisurato amore, verso quella nobilissima e virtuosa donna, stimasse migliore espediente, almeno in su i principii di quello, di significarlo per lettere scritte ad altri, piuttostochè indirizzate a lei. La quale non si può credere che non accogliesse volentieri le dichiarazioni d'amicizia di Michelangelo; perchè alla Colonna più che le lodi del mondo dovevano fare più dolce forza, e meglio contentare il suo cuore di donna e di letterata, quelle sincere e spontanee del grande artista, al quale avevano portato e portavano altissima reverenza ed amore fino i Papi ed i Monarchi.
[378.] La lettera è stracciata da una parte. A questa rispose l'Angiolini con una sua de' 18 ottobre.
[379.] Sotto Michelangelo stesso vi ha aggiunto: «Copia d'una lettera al Figiovanni il sopradetto dì.»
[380.] Turini da Pescia.
[381.] Partì per Roma sul fine di quel mese.
[382.] È stampata nel libro I a pag. 287 della Nuova scelta di Lettere di diversi nobilissimi ingegni, ec., fatta da messer Bernardino Pino: Venezia, 1574, in-8º. Fu poi ristampata nel vol. II delle Pittoriche: ed è in risposta ad una dell'Aretino del 13 di settembre del detto anno, dove vorrebbe che Michelangelo seguisse un suo concetto circa al modo di rappresentare in pittura il Giudizio.
[383.] È in risposta ad una del Martelli, e si trova copiata nel Libro de' Capitoli dell'Accademia degli Umidi: manoscritto originale nella Nazionale di Firenze, classe VII, codice IV, 2. Si legge ancora tra le Pittoriche, vol. VI, pag. 98 (Edizione del Silvestri): ma oltre essere un po' rammodernata, manca dell'anno e del luogo. Nella stampa la lettera dal Martelli diretta a Michelangelo è del 4 dicembre 1540. Perciò o è sbagliata la data di questa, o di quella di Michelangelo.
[384.] Intendi: Madrigale.