[503.] Questa lettera fa pubblicata dal Fea secondo l'originale, che egli non dice da chi posseduto, nell'operetta intitolata: Notizie intorno a Raffaele Sanzio da Urbino, ec. Roma, Poggioli, 1822, in-8º.
[504.] Questo Pier Filippo fu per qualche tempo uno de' tutori di Michelangelo e di Francesco, figliuoli pupilli dell'Urbino.
[505.] La vedova dell'Urbino, figliuola di Guido da Colonnello, la quale nell'anno dopo si rimaritò al dottor Giulio Brunelli da Gubbio.
[506.] Questa bozza di lettera non è di mano di Michelangelo.
[507.] È tra le Pittoriche, nel vol. VI, pag. 43; noi la ripubblichiamo secondo una copia contemporanea.
[508.] A lui donò Michelangelo la Pietà che ruppe, che oggi è nel Duomo di Firenze.
[509.] Non è di mano di Michelangelo, e trovasi scritta nel foglio bianco di una lettera del Vasari a Michelangelo, de' 4 di novembre 1561.
[510.] Cesare da Castel Durante, uno de' soprastanti alla Fabbrica di San Pietro. A costui l'otto di agosto 1563, essendo a San Pietro, furono date tre pugnalate, per le quali in breve si morì.
[511.] Pier Luigi Gaeta, che il Vasari dice giovane, ma sufficientissimo, al quale accadde, nel 1561 essendo mandato da Michelangelo a cambiare certi ducati d'oro vecchi, di esser preso e messo in prigione per sospetto che avesse avuto mano nel furto di un gran tesoro trovato in que' giorni nella vigna di Orazio Muti.
[512.] A proposito di questa pittura, per mostrare come Michelangelo, contro l'opinione d'alcuni, la cominciasse veramente nel maggio di quell'anno, ci pare opportuno di riferire il presente documento: