Lodovico: io vi prego che voi mandiate questa lettera, che è fra queste che io vi mando, che va a Piero d'Argiento, e prego che voi facciate che e' l'abbi. Credo che per la via degl'Ingiesuati l'andrebbe bene, perchè spesso vi suole andare di que' Frati. Io ve la racomando.
Museo Britannico. Di Bologna, 8 di febbraio 1507.
IV.
A Lodovico di Lionardo di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozzi, arte di lana in Porta Rossa.
A dì otto di febraio 1506.
Reverendissimo padre. Io ò ricevuta oggi una vostra per la quale intendo come voi siate stato raguagliato da Lapo e Lodovico.[11] Io ò caro che vo' mi riprendiate, perchè io merito d'essere ripreso come tristo e pecatore quant'è gli altri e forse più. Ma sappiate che io non ò pecato nessuno in questo fatto di che voi mi riprendete, nè con loro nè con nessuno altro, se non del fare più che non mi si conviene: e sanno bene tutti gli uomini con chi mi sono mai impacciato, quello che io do loro; e se nessuno lo sa, Lapo e Lodovico son quegli che lo sanno meglio che gli altri; che l'uno à avuto in uno mese e mezo ducati venti sette e l'altro diciotto largi, e le spese: e però vi prego non vi lasciate levare a cavallo. Quando e' si dolfono di me, voi dovevi domandare loro quanto gli erano stati con meco e quello che gli avevano avuto da me; e poi aresti domandato di quello che e' si dolevano. Ma la passione loro grandissima, e massimamente di quel tristo di Lapo, si è stata questa; che gli avevano dato a 'ntendere a ognuno che erono quegli che facevano quest'opera, overo che erono a compagnia meco: e non si sono mai acorti, massimamente Lapo, di non essere el maestro, se non quand'io l'ò cacciato via: a questo solo e' s'è aveduto ch'egli stava meco: e avendo già intelate tante faccende e cominciato a spacciare il favore del Papa, gli è paruto strano che io l'abbi cacciato via com'una bestia. Duolmi che gli abbi di mio sette ducati: ma s'io torno costà, e' me gli renderà a ogni modo: benchè e' mi doverrebe ancora rendere gli altri che gli à avuti, s'egli à coscienza: e basta. Io non mi distenderò altrimenti, perchè de' casi loro ò scritto a messer Agnolo[12] abastanza; al quale io prego che voi andiate, e se potete menare el Granaccio[13] con esso voi, lo meniate e facciate leggere la lettera che io gli ò scritta, e 'ntenderete che canaglia e' sono. Ma pregovi che voi tegniate segreto ciò che io iscrivo di Lodovico, perchè se io non trovassi altri che venissi qua a fondere, vedrei di ricondur lui, perchè in verità io non l'ò cacciato di qua; ma Lapo, perchè gli era troppo vitupero a venirne solo, à sviato anche lui per alleggerirsi. Intenderete dall'Araldo ogni cosa e come ve n'avete a governare. Non fate anche parole con Lapo, perchè ci è troppa vergognia; ch'el fatto nostro non va con loro.
De' casi di Giovansimone, a me non pare che e' venga qua, perchè 'l Papa si parte in questo carnovale e credo che verrà alla volta di Fiorenza, e qua non lascia buon ordine: qua (sic) ci sia qualche sospetto, secondo che si dice, il che non è da cercare nè da scrivere: basta che quand'e' nulla avenissi, chè nol credo, io non voglio avere obrigo di frategli alle spalle. Di questo none pigliassi amirazione e none parlassi a uomo nessuno del mondo, perchè avendo bisognio d'uomini, non troverrei chi ci venissi; e poi credo ancora che le cose anderanno bene. Io sarò presto di costà e farò tal cosa, che io contenterò Giovansimone e gli altri: che a Dio piaccia! Domani vi scriverò un'altra lettera di certi danari ch'io vo' mandare di costà, e quello n'avete a fare. Di Piero[14] ò inteso: lui vi risponderà per me, perchè gli è uomo da bene, come è sempre stato.
Vostro Michelagniolo in Bolognia.
Ancora v'aviso per rispondere alle straneze che Lapo dice che io gli ò fatte. Io ve ne voglio scrivere una, e questa è, che io comperai sette cento venti libre di cera; e innanzi che io la comperassi, dissi a Lapo che cercassi chi n'avea e che facessi el mercato e che io gli darei e' danari che la togliessi. Lapo andò e tornò: e dissemi che la non si poteva aver per manco un quattrino di nove ducati largi e venti bolognini el centinaio; che sono nove ducati e quaranta soldi; e che io la togliessi presto, poichè io avevo trovato tal ventura. Io gli risposi, e dissigli che andassi a 'ntendere se poteva levare que' quaranta soldi al centinaio, e che io la torrei. Mi rispose: questi bolognesi son di natura che non leverebbono uno quattrino di quello che e' chiegono. In questo punto presi sospetto e lasciai andar la cosa. Poi el dì medesimo chiamai Piero in disparte e dissigli segretamente che andassi a vedere per quanto e' poteva avere el centinaio della cera. Piero andò a quel medesimo di Lapo, e mercatolla otto ducati e mezo: e io la tolsi, e di poi mandai Piero per la senseria, e ancora gli fu data questa. È una delle straneze che io gli ò fatte. Veramente io so che gli parve strano che io m'acorgessi di quella gunteria. Non gli bastava otto ducati largi el mese e le spese, che ancora s'è ingegniato di guntarmi e puommi avere guntato molte volte, che io no' ne so niente, perchè mi fidavo di lui: nè mai vidi uomo avere più colore di buono che à lui, ond'io credo che sotto la sua bontà e' n'abbi gabato degli altri. Sì che non fidate di lui di cosa nessuna e fate le vista di nol vedere.