III.[7]

A Lodovico di Lionardo di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella Dogana di Fiorenza.

Padre reverendissimo. I' ò inteso per una vostra, come lo Spedalingo non è mai tornato di fuora; per la qualcosa non avete potuto venire alla conclusione del podere come desideravi: io n'ò avuta passione anch'io, perchè stimavo voi l'avessi oramai tolto. Dubito che lo Spedalingo non sia andato fuora a arte, per non s'avere a spodestare di quella entrata e per tenere e' danari e el podere. Avisatemi: perchè se così fussi, gli caverei e' mia danari di mano, e terre' gli altrove.

De' casi mia di qua io ne farei bene, se e' mia marmi venissino: ma in questa parte mi pare avere grandissima disgrazia, che mai poi che io ci sono, sia stato dua dì di buon tempo. S'abattè a venirne più giorni fa una barca che ebbe grandissima ventura a non capitar male, perchè era contratempo: e poi che io gli ebbi scarichi, subito venne el fiume grosso e ricopersegli i' modo, che ancora non ò potuto cominciare a far niente, e pure do parole al Papa e tengolo in buona speranza, perchè e' non si crucci meco, sperando che 'l tempo s'aconci ch'io cominci presto a lavorare; che Dio il voglia!

Pregovi che voi pigliate tutti quegli disegni, cioè tutte quelle carte che io messi in quel saco che io vi dissi, e che voi ne facciate un fardelletto e mandatemelo per uno vetturale. Ma vedete d'aconciarlo bene per amor dell'aqua; e abbiate cura, quando l'aconciate, che e' no' ne vadi male una minima carta; e racomandatela al vetturale, perchè v'è cierte cose che importano assai; e scrivetemi per chi voi me le mandate, e quello che io gli ò a dare.

Di Michele,[8] io gli scrissi che mettessi quella cassa in luogo sicuro al coperto, e poi subito venissi qua a Roma e che non mancassi per cosa nessuna. Non so quello s'arà fatto. Vi prego che vo' gniene rammentiate e ancora prego voi che voi duriate un poco di fatica in queste dua cose, ciò è in fare riporre quella cassa al coperto in luogo sicuro; l'altra è quella Nostra Donna di marmo,[9] similmente vorrei la facessi portare costì in casa e non la lasciassi vedere a persona. Io non vi mando e' danari per queste dua cose, perchè stimo che sia picola cosa; e voi se gli dovessi acattare, fate di farlo, perchè presto, se e' mia marmi giungono, vi manderò danari per questo e per voi.

Io vi scrissi che voi domandassi Bonifazio a chi e' faceva pagare a Luca quegli cinquanta ducati che io mando a Carrara a Matteo di Cucherello, e che voi iscrivessi el nome di colui che gli à a pagare, in sulla lettera che io vi mandai aperta e che voi la mandassi a Carrara al detto Matteo, acciò che e' sapessi a chi egli aveva a andare in Luca per e' detti danari. Credo l'arete fatto: prego lo scriviate ancora a me, a chi Bonifazio gli fa pagare in Luca, acciò che io sappia el nome e possa scrivere a Matteo a Carrara, a chi egli à andare in Luca, per e' detti danari. Non altro. Non mi mandate altro che quello che io vi scrivo, e e' panni mia e le camicie li dono a voi e a Giovan Simone. Pregate Dio che le mie cose vadino bene; e vedete di spendere a ogni modo per insino in mille de' mia ducati in terre, come siàno rimasti.

A dì trentuno di giennaio mille cinque ciento sei.[10]

Vostro Michelagniolo in Roma.