Non toccare le lettere che io ti mando con mano.

FINE DELLE LETTERE A BUONARROTO.

A GIOVAN SIMONE SUO FRATELLO

DAL 1507 AL 1546.

Archivio Buonarroti. Di Bologna, 20 d'aprile (1507).

CXXIV.

A Giovan Simone di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze.

Giovan Simone. — Io non ò fatto risposta a una tua, ricievuta già più giorni sono, per non avere avuto tempo. Ora t'aviso per questa, come la cosa mia[152] di qua va bene infino a ora, e così spero àrà buon fine; che a Dio piaccia: e quando così sia, ciò è che io esca a bene di questa cosa, io verrò súbito, overo tornerò di costà, e farò tanto, quanto ò promesso di fare a tutti voi, ciò è d'aiutarvi con quello che io ò, in quel modo che voi vorrete e che vorrà nostro padre. Però sta' di buona voglia e attendi a bottega, come o quanto puoi, perchè spero presto farete bottega da voi e del vostro: e se intenderete dell'arte e saperrete fare, vi gioverà assai. Però attendi con amore.

Tu mi scrivi d'un certo medico tuo amico, il quale t'à ditto che la morìa è un cattivo male e che e' se ne muore. Ò caro averlo inteso, perchè qua n'è assai, e non si sono acorti ancora questi bologniesi che e' se ne muoia. Però sarebe buono e' venissi di qua, che forse lo darebe loro ad intendere colla sperienza: la qual cosa a loro gioverebbe assai. Non ò da dirti altro. Io sono sano e sto bene, e spero presto essere di costà. A dì venti d'aprile.