A Giovan Simone di Lodovico Buonarroti in Firenze.

Giovan Simone. — I' ò avuto da ser Giovan Francesco più lettere del tuo male; di che n'ò avuto dispiacer grandissimo: e più, per non esser costà, per non ti potere aiutare, come mi son sempre ingegniato di fare: pure farò quello che io potrò, o ingegnierommi che e' non ti manchi niente: e ora per questa ti mando dieci iscudi, e promèttoti ancora che per l'avenire non ti lascierò mancare niente di quello che potrò, stando qua. Però confortati e ingegniati di guarire e non pensare a altro; che a quell'ora mancherà a te che a me; che per quello che e' mi par vedere, al fine ci sarà più roba che uomini. Altro non mi acade. Racomandati a Dio che ti può aiutare più che non poss'io, e fammi scrivere e' tuo' bisogni quando t'acade.

Michelagniolo in Roma.

FINE DELLE LETTERE A GIOVAN SIMONE.

A GISMONDO SUO FRATELLO

DAL 1540 AL 1542.

Archivio Buonarroti. Di Roma, (1540?).

CXXXIV.

A Gismondo di Lodovico Buonarroti in Firenze.

Gismondo. — Io mando costà venti ducati di sette lire l'uno, e' quali ò dati qua a Bartolomeo Angelini che te li facci pagare costà da Bonifazio Fazi: però visto la presente, va' per essi e to'ne dieci per te e cinque ne dà a mona Margerita; gli altri cinque da'gli a Lionardo, se si porta bene, se non, ispendigli per casa in quel che fa bisognio, e avvisa della ricieuta e dà la lettera al banco di Bonifazio o a chi ti pare altri, e dirizzala a Bartolomeo Angiolini alla Dogana.