Giovan Simone. — Io ò conto stamani adì sette d'agosto 1540 a Bartolomeo Angelini scudi secento cinquanta d'oro in oro, e' quali gli rimetta costà a Bonifazio Fazi per riscuotere il podere di Pazzolatica; però come l'avete fatto intendere a Michele,[160] e che Bonifazio gli abbi detto avere da pagarli settecento ducati di sette lire l'uno, ogni volta che dia sodo recipiente, súbito potete entrare in sul podere. Però tu e 'l prete potete andare a parlare a Bonifazio e vi dirà quello che occorre.

Ancora ti fo intendere, come poi che io sono a Roma, ò mandato costà circa due mila ducati con questi ultimi, e tutti quant'io n'ò mandati, sempre inanzi gli ò dati di contanti a Bartolomeo Angelini; e perchè io non tengo scrittura di cosa nessuna, e perchè noi siàn mortali e vien gente nuova, vorrei per bene di chi resta di noi, che sempre si potesse vedere che detti danari sono usciti da me. Però vorrei, se è cosa lecita, parlarne con Bonifazio, a chi gli ò sempre fatti rimettere, che gli conci in modo, che sempre si vegga che sono usciti da me. Altro non ò che dire circa questo. Abiate riguardo a mona Margerita e ditegli, che se si rià questi dua poderi, che la potrà tenere una serva, come gli scrissi.

Michelagniolo in Roma.

Archivio Buonarroti. Di Roma, (6 di dicembre 1544).

CXXXII.

A Giovan Simone e Gismondo.

Io ò pensato più tempo fa di porre in sur una arte di lana a Lionardo a poco a poco per insino a mille scudi, portandosi lui bene; con questa condizione, che senza vostra licenzia non gli possa levare nè farne altro; e ò ordine di cominciare tal cosa con dugento scudi, e' quali farò pagare ora costà, se mi rispondete che io lo facci; e quando vi paia che io lo facci, vi bisognia aver cura che e' non si mettino in luogo di pericolo, perchè io non gli ò trovati per la strada. Rispondete quello che vi pare da fare: vo' potete meglio di me conoscere e vedere i portamenti di Lionardo, e se è da impacciarsene.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.

Archivio Buonarroti. Di Roma, (1547).

CXXXIII.