CXXIX.
A Giovan Simone Buonarroti a Settignano.
Giovan Simone. — Mona Margerita non l'à intesa bene: parlando l'altra mattina di te e di Gismondo, presente ser Giovan Francesco,[156] io dissi, che avevo fatto per tutti voi sempre più che per me medesimo e patiti molti disagi, perchè non ne patissi voi, e che voi non avevi mai fatto altro che dir male di per tutto Firenze. Questo è ciò che io dissi: e così non fussi vero in vostro servigio! che vi siate fatti tenere bestie. Dello star costì, io ò caro che tu vi stia e pigli le tua comodità e attenda a guarire; che io di quel ch'io potrò, non vi mancherò mai, perchè guardo al debito mio e non alle vostre parole. Àrei ben caro che tu vi conducessi da dormire, acciò che mona Margerita vi potessi stare anch'ella: e perchè mio padre alla morte me la racomandò, non la abandonerò mai.
Michelagniolo in Firenze.
Archivio Buonarroti. Di Firenze, (1533).
CXXX.[157]
Giovan Simone. — Io ò per le mani un giovane per la Ceca,[158] il quale è de Sachetti e à nome Benedetto, e à uno fratello che à per moglie una de' Medici, e un altro che è prigione nella cittadella di Pisa, un altro n'ebbe che ebbe nome Albizo che morì a Roma. Se gli conosci, àrei caro inanzi facessi altro, sapere quello che te ne pare; e puoi mandarmelo a dire per mona Margerita, e non ne parlare con altri.
Michelagniolo in San Lorenzo.
Archivio Buonarroti. Di Roma, 7 d'agosto 1540.