Io t'ò a dir questo ancor di nuovo; che se tu vòi attendere a far bene e a onorare e riverir tuo padre, che io t'aiuterò come gli altri e faròvi infra poco tempo fare una buona bottega. Quando tu non facci così, io sarò costà e aconcierò e' casi tua i' modo, che tu conoscierai ciò che tu se', meglio che tu conosciessi mai, e saperai ciò che tu ài al mondo e vedra'lo in ogni luogo dove tu anderai. Non altro. Dov'io manco di parole, superirò co' fatti.
Michelagniolo in Roma.
Io non posso fare che io non ti scriva ancora dua versi; e questo è, che io son ito da dodici anni in qua tapinando per tutta Italia; sopportato ogni vergognia; patito ogni stento; lacerato il corpo mio in ogni fatica; messa la vita propria a mille pericoli, solo per aiutar la casa mia; e ora che io ò cominciato a rilevarla un poco, tu solo voglia esser quello che scompigli e rovini in una ora quel che i' ò fatto in tanti anni e con tante fatiche; al corpo di Cristo che non sarà vero! che io sono per iscompigliare diecimila tua pari, quando e' bisognierà. Or sia savio, e non tentare chi à altra passione.
Archivio Buonarroti. Di Firenze, ( d'aprile 1532).[155]
CXXVIII.
A Giovan Simone Buonaroti in Firenze.
Giovan Simone. — E' mi bisognia stamani andare insino a Roma per cosa che m'importa assai; però io ti mando quattro ducati per mona Margerita, acciò che tu ti possa aiutare, e quando àrai di bisognio, mentre che io non ci sono, farmelo scrivere: e io t'aiuterò sempre dovunche io sarò. Non ti posso venire a vedere, perchè non ò tempo. Prega Iddio per me e sta' lieto il più che puoi.
Michelagniolo a San Lorenzo.
Archivio Buonarroti. Di Firenze, (1533).