CXXVI.
A Giovan Simone di Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozzi, Arte di lana, in Porta Rossa. Firenze.
Giovan Simone. — Io ebbi più giorni fa una tua lettera, della quale ebi piacere assai. Dipoi t'ò scritto dua lettere: e per la buona fortuna che io soglio avere nell'altre, similmente la credo avere avuta ancora in queste, ciò è che tu non l'abbi avute.
Io t'aviso come e' non passeranno dua mesi che io sarò costà: che a Dio piaccia; e quello che io v'ò promesso a Buonarroto e a te, quello son disposto di fare. Io non ti scrivo particularmente l'animo mio, nè quanto è il mio desiderio d'aiutarvi; perchè non voglio che altri sappi e' fatti nostri: ma sta' di buona voglia, perchè gli è aparechiata per te maggiore, overo miglior cosa che tu non pensi. Non ò da dirti altro intorno a questo. Sappi come qua s'afoga nelle coraze, e è già con oggi quatro giorni, che la terra è istata tutta in arme e in gran romore e pericolo, e massimo per la parte della Chiesa; e questo è stato per conto de' fuoriusciti,[153] cioè de' Bentivogli, e' quali ànno fatto pruova di rientrare con gran moltitudine di giente; ma l'animo grande e la prudenzia della signoria del Legato, col suo gran provedimento che à fatto, credo che a questa ora abbi liberata da loro un'altra volta la Terra; perchè a ventitrè ore stasera c'è nuove del campo loro, che e' si tornavono adietro con poco loro onore. Non altro. Priega Idio per me, e vivi lieto, perchè tosto sarò di costà.
A dì dua di maggio.
Michelagniolo in Bolognia.
Archivio Buonarroti. Di Roma, ( di luglio 1508).[154]
CXXVII.
A Giovan Simone di Lodovico Buonarroti in Firenze.
Giovan Simone. — E' si dice che chi fa bene al buono, el fa diventare migliore, e al tristo, diventa peggiore. Io ò provato già più anni sono con buone parole e con fatti di ridurti al viver bene e in pace con tuo padre e con noi altri: e tu pèggiori tuttavia. Io non ti dico che tu sia tristo; ma tu se'i' modo, che tu non mi piaci più nè a me nè agli altri. Io ti potrei fare un lungo discorso intorno a' casi tua, ma le sarebon parole, come l'altre che t'ò già fatte. Io per abreviare, ti so dire per cosa cierta, che tu non ài nulla al mondo, e le spese e la tornata di casa ti do io e òtti dato da qualche tempo in qua per l'amor de Dio, credendo che tu fussi mio fratello, come gli altri. Ora io son certo che tu non se' mio fratello; perchè se tu fussi, tu non minacceresti mio padre; anzi se' una bestia: e io come bestia ti tratterò. Sappi che chi vede minacciare o dare al padre suo, è tenuto a mettervi la vita: e basta. Io ti dico che tu non ài nulla al mondo: e com'io sento u' minimo che de' casi tua, io verrò per le poste insino costà e mosterrotti l'error tuo e insegnierotti straziar la roba tua, e ficar fuoco nelle case e ne' poderi che tu (non) à' guadagniati tu: tu non se' dove tu credi. Se io vengo costà, io ti mostrerrò cosa che tu ne piangierai a cald'ochi e conoscierai in su quel che tu fondi la tua superbia.