Museo Britannico. Di Roma, (1540?).

CXXXVI.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ò una lettera da Gismondo che dice che vorrebbe che io gli facessi dare costà da' mia ministri nove staia di grano. Io non so chi si sieno costà e' mia ministri, ma io so bene che del mio io non ò fatto più parte a uno che a un altro: però di' a mona Margerita, che gli dia qualche cosa di quello che si può, e a lui digli da mia parte, che e' ci fa poco onore a esersi fatto un contadino. Ancora di' a mona Margerita che per mio conto non dia nulla a persona, fuor che di quegli di casa; perchè io non vorrei che qualcuno gli andassi a mostrare di fare e' fatti mia e facèssila fare di qualche cosa, come un par di Donato del Sera; perchè e' non à ditto per me parola, che e' non abbi da me avuto uno scudo. Però àvisala da mia parte e di' che stia di buona voglia: e tu fa' d'essere uomo da bene.

Michelagniolo in Roma.

Museo Britannico. Di Roma, ( del luglio 1540).

CXXXVII.

A Lionardo Buonarroti in Firenze.

Lionardo. — I' ò ricievuto con la tuo' lettera tre camice e sonmi molto maravigliato me l'abbiate mandate, perchè son sì grosse che qua non è contadino nessuno che non si vergogniassi a portarle; e quando ben fussino state sottile, non vorrei me l'avessi mandate, perchè quando n'àrò bisognio, manderò i danari da comperarne. Del podere da Pazzolatica infra quindici o venti dì farò pagare costà a Bonifazio Fazi settecento ducati per riscuoterlo; ma bisogna prima vedere in che modo Michele gli soda, acciò che la tua sorella, quando avenissi caso nessuno, volendo, ne possa cavare la dota che à dato. Però pàrlane un poco con Gismondo, e rispondetemi; perchè, se non veggo che e' settecento ducati sien ben sodi, non lo risquoterò. Altro non mi acade. Conforta mona Margerita a star di buona voglia e tu trattala bene di fatti e di parole, e fa' d'essere uomo da bene, altrimenti io ti fo intendere che tu non goderai niente del mio.

Michelagniolo in Roma.