Museo Britannico. Di Roma, ( del novembre 1540).
CXXXVIII.
A Lionardo di Buonarroto.
Lionardo. — Michele mi scrive che vorrebbe che io facessi costà un procuratore a chi e' rinunzi il podere di Pazzolatica: io ò fatto procuratore Giovansimone e Gismondo e a loro lo può rinunziare:[161] e con questa sarà la procura. Sì che dàlla loro che ricevino detto podere da Michele e la quitanza de' danari che à ricievuti.
Ò inteso la morte di mona Margerita e ònne grandissima passione, più che se mi fussi stata sorella, perchè era donna da bene e per essere invechiata in casa nostra, e per essermi stata racomandata da nostro padre, ero disposto, come sa Iddio, fargli presto qualche bene. Non gli è piaciuto che l'aspetti: bisognia aver pazienzia. Circa il governo di casa, vi bisognierà pensarvi, e non isperare in me, perchè son vechio e con grandissima fatica governo me. Voi avete tanto, che se state uniti in pace insieme, potrete tenere una buona serva e vivere da uomini da bene: e io mentre che vivo v'aiuterò; quanto che nol facciate, io me ne laverò le mani.
Ancora vorrei che fussi con detto Michele a vedere che restano i danari che gli à spesi ne' buoi di Pazzolatica e nella casa, cavando le gravezze che si son pagate, come lui mi scrive.
Vostro Michelagniolo in Roma.
Museo Britannico. Di Roma, (1541).
CXXXIX.
A Lionardo di Buonarroto in Firenze.