Lionardo. — I' ò dati qui cinquanta ducati di sette lire l'uno a Bartolomeo Angelini che gli rimetta costì ne' Fazi: però va', truova ser Giovan Francesco[162] e andate al banco insieme, e la prima cosa fa ch'el banco gli renda i danari del campo che i' ò comperato, che gli à pagati per me; e ch'el banco scriva per che conto io gli rendo detti danari, acciò che e' sien renduti per terza persona e aparisca sempre come à fatto lui: e quello che vi resta di detti danari, fategli pagare al Guicciardino nel medesimo modo, che si dica per che conto: e quello che mancherà per sodisfarlo come vuole, come m'acade di mandare altri danari, gli manderò insieme con quegli, perchè non ò comodità ora. Altro non m'acade.
Michelagniolo in Roma.
Museo Britannico. Di Roma, (1541)
CXL.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò avuto i ravigguoli, cioè sei coppie, i quali credo che costà eron begli, ma qua eron molto guasti: credo c'avessin dell'aqqua: però cose tanto tènere non son da mandare. In soma, basta, io gli ò avuti. Non acade dirne altro.
Che le cose vadin bene, come mi scrivi, e delle possessione e della bottega, mi piace assai. Bisognia ringraziarne Idio, e attendere a far bene. Altro non m'acade.
Michelagniolo in Roma.
Archivio Buonarroti. Di Roma, ( d'agosto 1541).