(Di mano di Lionardo.)

1541, da Roma, addì 25 d'agosto.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 19 di gennaio 1542.

CXLIII.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Benchè io abi scritto al prete,[163] pensavo scrivere il medesimo a te; dipoi non ò avuto tempo, e ancora perchè lo scrivere mi dà noia. Ti mando in questa, aperta quella del prete, per la quale intenderai il medesimo ch'i' volevo scrivere a te, cioè com'io ti mando cinquanta scudi d'oro in oro e quello che tu n'ài a fare, volendo venire a Roma, e come gli ài a serbare, tanto ch'i' te ne mandi altri cinquanta, non volendo venire. E' detti cinquanta scudi che io ti mando d'oro in oro, io gli ò mandati stamani a dì diciannove di gennaio per Urbino, che sta meco, a Bartolomeo Bettini, cioè a' Cavalcanti e Giraldi; e in questa sarà la lettera: andrai con essa a' Salviati, e te gli pageranno: fa' la quitanza in modo che stia bene, cioè per tanti ricevuti da me in Roma.

Leggi la lettera del prete e poi gniene dà o vero dagniene prima, e lui te la leggerà e fa' quello che la ti dice del venire o del non venire; e se fai disegnio di venire, avisamene prima, perchè parlerò qua con qualche mulattiere, uomo da bene, che tu venga seco: e quando tu voglia pur venire, fa' che nol sappi Michele, perchè non ò il modo d'accettarlo, come vedrai se vieni.

Michele detto mi à scritto che vorrebbe che io gli mandassi nove ducati e dua terzi, che dice che restò avere quand'io riscossi il podere di Pazzolatica. Un'altra volta me gli chiese, e 'l prete mi scrisse, che facendo conto seco, gli mostrò che e' non gli aveva avere: però prega il prete che ti dica o mi scriva se io gnien'ò a mandare o sì o no.

Michelagniolo in Roma.

(Di mano di Lionardo.)