Da un diploma che leggesi in Vivenzio, Storia del regno di Napoli, tom. II, pag. 351, si ricava, che in Principato la proporzione ordinaria della sovvenzione generale era di un agostale a focolare, ossia famiglia.
[24] Nic. Speciale, lib. 1 cap. 2.
Bart. de Neocastro, cap. 12 e 13.
[25] Diploma dato di Melfi a 16 settembre 1269, dove si confessa, che gli abitanti di alcuni casali di Calabria appartenenti al monastero del Salvadore di Messina: de necessitate coguntur proprium deserere incolatum, dum nullatenus possint tam gravia onera sustinere. Dal r. archivio di Napoli, si legge nei Mss. della Bibl. com. di Palermo Q. q. G. 2.
[26] Capitoli del regno di Napoli, anno 1272, pag. 4.
[27] Lettera de' Siciliani al papa Martino IV, nello Anonymi chronicon siculum, cap. 40, presso di Gregorio, Bibl. arag. tom. II, pag. 154.
D'Esclot, cap. 88. Questi assicura che si levavano infino a quattro collette in un anno, ed aggiugne un'altra crudeltà, non rapportata dai nostri, e perciò men da credersi; cioè che marchiavano in fronte cui non pagasse le collette, e che i riscuotitori portavano due collari colle catene appesi all'arcion della sella, e vi attaccavano pel collo i debitori.
[28] Docum. VII.
[29] Capitoli del regno di Napoli, pag. 26.
[30] Saba Malaspina, cont. loc. cit., pag. 333.