Annali genovesi, lib. 9, in Muratori, R. I. S., tom. VI, pag. 554
e seg.

In un diploma dato del 1277 dal r. archivio di Napoli, reg. 1268,
A, fog. 29, leggesi questo titolo: Regnante domino nostro
Karolo, Dei gratia illustrissimo rege Sicilie, Ducatus Apulie et
principatus Capue, Alme Urbis Senatore, Andegavie, Provincie et
Forcalquerii comite, ac Romani Imperii in Tuscia per Sanctam
Romanam Ecclesiam Vicario generali.

Quanto all'assassinio del principe Arrigo, è indubitata la colpevole indulgenza di re Carlo verso gli omicidi. Benvenuto da Imola nel comento su la Divina Commedia al verso: «Mostrocci un'ombra dall'un canto sola, ec.» Inf., c. 12, riferisce il dilemma che si facea a biasimo di Carlo: «Se il sapea fu un ribaldo; se no, perchè nol punì?»

Ma quanto men volea punire, tanto più romor ne fece, anche per riguardo alla corte di Roma. Un diploma del 23 marzo (1271) nel r. archivio di Napoli, reg. 1268, O, fog. 99, porta queste parole: che il re volea vendicare tal misfatto come se commesso in persona d'un suo figliuolo. Nondimeno il provvedimento contenuto in questo diploma è di staggir le castella e i beni feudali de' fratelli Simone e Guidone da Monteforte; ch'era un gastigo non molto spiacevole al re, il quale per lo momento incamerava que' beni.

[13] Muratori, Ann. d'Italia 1271 a 1274, e i contemporanei ivi allegati, che sarebbe superfluo citare altrimenti.

Gibbon, cap. 62.

Raynald, Ann. ecc. 1271 e 1275.

[14] Gio. Villani, lib. 9, cap. 218, di maggiore autorità in questo, perch'ei fu guelfo:

Carlo venne in Italia, e per ammenda
Vittima fe' di Corradino, e poi
Ripinse al ciel Tommaso per ammenda.
DANTE, Purg., c. 20.

e il comento di Benvenuto da Imola, che accredita il sospetto dell'avvelenamento. Io l'ho posto in dubbio, non trovando noverato questo tra i misfatti di Carlo dagli scrittori che non glien'avrebbero perdonato punto, come sono il Neocastro, lo Speciale, Montaner, D'Esclot. Ma dall'altro canto la innocenza non mi par dimostrata sì netta, come crede il cav. Froussard nella dissertazione su Pietro Glannone, e 'l regno di questo Carlo I.—Atti dell'Academia di Lucca, tom. VIII.—Il sig. Froussard si lascia trasportar dalla gloria militare di Carlo, fino a scagionarlo de' vizi suoi più noti. Chiama ambizioso e superbo, ma non crudele, colui che facea mozzare i piè a' disertori, arder vivi i presi in battaglia, e marchiar colla moneta rovente gli accorti cittadini che non passassero al valor edittale i suoi carlini d'oro. Nel modo stesso siamo assai lontani dell'accettare l'apologia del Froussard per la iniqua condannagione di Corradino.