[35] Bart. de Neocastro, cap. 24.
[36] Bart. de Neocastro, ibid.
[37] Saba Malaspina, cont. pag., 358.
[38] Bart. de Neocastro, cap. 24.
[39] Anon. chron. sic., pag. 147.
D'Esclot, cap. 81, porta troppo brevemente la rivoluzione di
Messina, e non senza inesattezze.
[40] Bart. de Neocastro, cap. 24, 25, 30.
I nomi di quei giudici si ritraggono da un diploma del 10 maggio 1282, ne' Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. H. 4, fog. 116, trascritto dal tabulario della chiesa di Messina. Ivi si legge l'intitolazione:
Tempore dominii Sacrosanctæ Romanæ Ecclesiæ et felicis communitatis Messanæ anno I. Residente Capitaneo in Civitate Messanæ nobili viro domino Baldoyno Mussono una cum suscriptis judicibus civitatis ejusdem, etc. Or questo una cum, fa comprendere che i detti giudici, nome che allor davasi a tutti i legisti, fossero compagni nel governo al capitano, cioè i consiglieri de' quali parla il Neocastro, ch'era un d'essi appunto.
[41] Da tutte le memorie del tempo appare, che questa famiglia de Riso da Messina fu nobile, e potente, e piena d'uomini valorosi, ancorchè sventuratamente si fossero gittati al tristo cammino di parteggiare contro la patria. Di ciò fu punita severamente questa schiatta: spentane la più parte; gli altri condotti a mendicare un pane da' nemici del lor paese. De' tre fratelli di cui fa menzione il Neocastro, per nome Riccardo, Matteo, e Baldovino, questi ultimi furono morti a furia di popolo in Messina di giugno 1282; il primo dicollato sopra una galea alle bocche del golfo di Napoli dopo la battaglia del 6 giugno 1284, nella quale avea portato le armi contro i suoi concittadini. Giacomo e Parmenio loro nipoti, de' quali anche parla il Neocastro, e Arrigo, Niccoloso, un altro Matteo, Squarcia, Scurione, e Francesco, di cui veggonsi i nomi in parecchi diplomi, si rifuggirono in terra di nimici, e da loro ebbero sussidi, ufici lucrativi, e aspettativa di feudi. Mi par bene porre qui una lista di documenti risguardanti questa famiglia.