Detto, 23 giugno.—Conceduta a Squarcia de Riso la terra di Melise in val di Crati. Ibid., fog. 96.
Detto, 14 luglio.—Conceduta a Matteo ed Arrigo de Riso militi, e a Francesco de Riso da Messina la terra di Geremia in Calabria. Ibid.
[42] Son le parole stesse del Neocastro voltate in italiano, e in qualche luogo abbreviate.
[43] Bart. de Neocastro, cap. 25, 26.
Alcuni istorici de' secoli appresso affermarono che Erberto fosse stato ucciso a Messina. La verità della testimonianza di Bartolomeo de Neocastro è confermata da vari diplomi, che mostrano Erberto vivente e al servigio di Carlo, dopo la rivoluzione di Messina. Leggonsi nel r. archivio di Napoli, il primo nel reg. 1283, A, fog. 81, ch'è dato di Napoli il 21 giugno duodecima Ind. (1284); l'altro a fog. 50 dato di Cotrone il 19 agosto dello stesso anno; e tra il fog. 15 e il 18 parecchi altri indirizzati a questo Erberto giustiziere di Principato, o riguardanti lui stesso.
[44] Saba Malaspina, cont., pag. 358.
[45] Bart. de Neocastro, cap. 27, 28, 29, 30.
Conferma che Teobaldo de Messi sia stato castellano del castello di Messina, appunto come dice il Neocastro, un diploma del 21 marzo 1278; dal quale anco si vede che al presidio di quella rocca eran posti cavalieri e fanti oltramontani, pagati i primi alla ragione di un tarì d'oro, gli altri di grana otto al giorno. R. archivio di Napoli, reg. segnato 1268, A, fog. 143.
Sembra che vi fossero stati, ancorchè pochissimi, oltre la famiglia Riso altri partigiani de' Francesi.
In un diploma di Carlo I dato il 20 settembre duodecima Ind. (1283) è ordinato al capitano di Geraci di fornir sei once d'oro a Francesco de Tore da Milazzo, che per seguire il re avea perduto tutti i suoi beni in Sicilia; il qual danaro si dovea togliere da' beni de' traditori in Geraci. Dal r. archivio di Napoli, reg. 1283, A fog. 56, a t.